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FINANZA E POLITICA/ Pelanda: Grecia e Bce, l'Europa ha una "arma segreta"

Nelle prossime settimane l’Europa si troverà di fronte a due appuntamenti molto importanti per il suo destino economico e finanziario. L’analisi di CARLO PELANDA

La sede della Bce a Francoforte (Infophoto) La sede della Bce a Francoforte (Infophoto)

I mercati valutano in modo positivo la reazione di compattezza europea alle stragi di Parigi. Quando si parla di soldi l’Europa si spacca, ma nell’elaborazione del lutto e nella definizione di un sistema di civiltà comune una qualche Europa ancora esiste e ciò fa pensare che le possibili spaccature sui soldi possano trovare composizione.

Questo fatto simbolico ha rilievo in un momento dove il mercato dubita sulla tenuta dell’euro, a lungo termine, e sconta nel presente una grande incertezza al riguardo di due appuntamenti critici: le decisioni di reflazione da parte della Bce attese per il 22 gennaio e l’esito delle elezioni greche del 25. La speranza del mercato è che la Bce, semplificando, stampi moneta comprando i debiti delle euronazioni, così di fatto garantendo quelli più a rischio.

Ciò porterebbe a un ambiente economico europeo con destino di stabilità ed espansione future, cosa che adesso non ha, perché: (a) spingerebbe verso i minimi il valore di cambio dell’euro contro dollaro e monete connesse aumentando la competitività dell’export; (b) terrebbe bassissimo il costo di rifinanziamento dei debiti pubblici liberando risorse nei bilanci statali; (c) porterebbe a una ripresa dell’inflazione (entro il limite del 2%) con benefici diffusi, quali una stimolazione implicita dei consumi, una crescita maggiore, pur solo nominale, dei Pil e quindi un miglioramento - statistico, ma rilevante per il calcolo dei parametri europei - del rapporto debito/Pil con riduzione della pressione sui bilanci statali, ecc. Ma tale speranza è messa in dubbio dalle posizioni degli Stati rigoristi nell’Eurozona, tra cui spicca la Germania, che stanno cercando di limitare le quantità e restringere le modalità dell’allentamento monetario (Quantitative easing) annunciato dalla Bce.

Il punto: qualora l’azione di reflazione fosse ritenuta insufficiente perché viziata da conflitti non risolti con un compromesso adeguato, allora il mercato sconterebbe il caso peggiore per il futuro immediato e prospettico dell’Eurozona: non vorrebbe più comprare i debiti di euronazioni nei guai, alzandone i costi di rifinanziamento fino all’insostenibilità, venderebbe azioni delle banche destabilizzando tutto il sistema del credito, ecc. Tale rischio è peggiorato dall’attesa di vittoria in Grecia di un partito che propone una rinegoziazione del debito alzando la probabilità di un’uscita di Atene dall’euro.