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SPY FINANZA/ Le strategie sui mercati col petrolio a picco

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Per Kang Yoo Jin, analista commodities alla Hn Investment and Securities di Seul non c'è dubbio, «il principale contributore alla saturazione del mercato è stato l'aumento della produzione negli Usa, la quale ha portato al rialzo l'offerta a livello globale. I produttori dell'Opec non possono chiamarsi completamente fuori dalle responsabilità per la situazione, però, visto che sono stati loro a far entrare nel mercato i produttori Usa di shale oil, limitando la produzione e tenendo il petrolio a 100 dollari al barile». Ciò che è molto interessante, però, è che l'inflection point per la produzione Usa è arrivato proprio quando la Fed si è imbarcata nella sua operazione di fornitura illimitata di denaro a costo pressoché zero, rendendo il prezzo del finanziamento non più una variabile cui tener conto e facendo esplodere la bolla all'interno di quello che è un non-ciclo economico: insomma, per dirla con la Scuola austriaca di economia, l'ennesimo mal-investment generato dalle Banche centrali di cui oggi si scontano gli effetti. La seconda variabile, invece, ha direttamente a che fare con una pratica speculativa che sta prendendo sempre più piede e che presuppone la consegna fisica del bene e non l'utilizzo di petrolio di carta per guadagnare sui margini. 

Ma prima, un altro passo. A riaccendere il nervosismo sul mercato petrolifero ha contribuito lunedì, oltre al taglio delle previsioni sui prezzi operato da Goldman Sachs, anche il fatto che gli impianti di trivellazione attivi negli Usa sono ormai il faro principale dei mercati petroliferi e che, stando alle statistiche di Backer Hughes,?Oltreoceano i "drilling rigs" sono scesi di 61 unità questa settimana, la frenata più netta dal 1991, riducendosi a 1.421 contro un record di 1.609 a metà ottobre, come ci mostra il grafico a fondo pagina.

Ma come anticipavo prima, il petrolio ai minimi attuali sta riportando il mercato nelle condizioni ideali per ricominciare un accumulo di scorte a fini speculativi, simile a quello che si verificò nel 2009. Il contango, ossia lo sconto del greggio per consegna immediata rispetto a quello a futuri, si è infatti ampliato a livelli sufficienti a garantire un profitto sicuro semplicemente "conservando" i barili per qualche mese:?il Brent per agosto costa oltre 6,5 dollari in più rispetto a quello per febbraio, abbastanza da coprire i costi di stoccaggio secondo gli analisti. Per la prima volta dal 2009, inoltre, non è solo il greggio a essere in contango ma tutto il comparto petrolifero, compresi i carburanti:?una situazione che potrebbe accrescere ulteriormente le scorte di benzina, diesel e altri prodotti raffinati, che nel maggior terminal europeo, quello di Amsterdam-Rotterdam-Anversa (Ara), sono già ai massimi da tre anni e mezzo, per effetto dei consumi bassi e dei margini di raffinazione finalmente appetibili. 

Gli armatori stanno già assistendo a una corsa per accaparrarsi petroliere da trasformare in stoccaggi galleggianti: stando a valutazioni della società greca Dynacom Tankers, sul mercato attualmente ci sono richieste per almeno 20 milioni di barili di capacità, mentre fonti Reuters rivelano che proprio in questi giorni diverse società, tra cui Vitol, Trafigura e Shell, hanno sottoscritto contratti di 12 mesi, con opzione di stoccaggio per petroliere di grandi o addirittura grandissime dimensioni, come le Ultra Large Crude Carriers, capaci di trasportare oltre 3 milioni di barili di greggio. Accontentandosi di navi vecchie avrebbero strappato noli di favore:?meno di 40mila dollari al giorno per una Vlcc (Very Large Crude Carrier) contro i circa 100mila tuttora richiesti sul mercato spot. 

 


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