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SPY FINANZA/ Le strategie sui mercati col petrolio a picco

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La speculazione nel 2009 venne praticata in modo tanto diffuso che a un certo punto arrivarono a esserci oltre 100 milioni di barili di greggio "parcheggiati" in mare, più di quanto il mondo intero ne consumi in un giorno. Si rivelò anche molto redditizia:?le 5 maggiori società di trading di petrolio fecero profitti record quell'anno e per alcune major, come Bp, l'attività fornì un sostegno non indifferente al bilancio, ma, memore dell'accaduto, l'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) già un mese fa ha comunque avvertito che nel primo semestre 2015 le scorte petrolifere potrebbero aumentare di 300 milioni di barili, mettendo a dura prova la capacità di stoccaggio a terra. Ma ci sono, probabilmente, anche altre strategie in atto. 

Una è sicuramente quella meramente finanziaria, ovvero operare su opzioni o titoli correlati al comparto. E infatti i traders cominciano a sentire l'odore del sangue e si lanciano in operazioni short sui titoli delle aziende del settore energetico, tanto che gli ultimi dati disponibili parlano di forti movimenti contro questi soggetti. In particolare, le ditte legate a esplorazione e produzione hanno visto lo short interest salire del 12% in aggregato nelle ultime due settimane del 2014, stando a dati del New York Stock Exchange: tanto per chiarezza, si parla di short selling quando un trader prende a prestito un titolo, lo vende a una terza parte e lo ricompra più tardi nella speranza di monetizzare il calo di valore dell'azione. Tra i titoli più sotto pressione ci sono Oasis Petroleum con un incremento di posizioni short del 45,9%, Pioneer Natural Research con una crescita del 45,2% e Chesapeake Energy che "vanta" un interesse al ribasso salito del 31,9%: la cosa non deve stupire, visto che da un lato il calo del prezzo non sembra ancora aver trovato un bottom, un punto finale da cui poi risalire e dall'altro nello stesso periodo di tempo che ha visto così attivi gli short sellers i titoli energetici hanno perso il 12,6% allo Standard&Poor's 500, mentre l'indice Spdr Oil and Gas Esploration, un Etf, ha vissuto un calo dell'8,9% e tra le top holding del fondo ci sono pezzi da novanta come Laredo Petroleum ed Ep Energy. 

Ma attenzione, perché a volte movimenti così violenti nell'ambito della speculazione al ribasso possono anche essere i cosiddetti indicatori contrarian all'acquisto, ovvero il fatto che ci sia fibrillazione sull'altro lato del trade può indicare per qualcuno il fatto che il cambiamento del corso attuale stia arrivando. Non la pensa così Tim Rezvan, analista per il settore energetico alla Sterne Agee, a detta del quale chi shorta lo sta facendo con ragione, almeno per quanto riguarda un arco temporale prevedibile: «Potremmo vedere il crude rompere al ribasso quota 40 dollari e potrebbe non essere sorprendente il fatto che accada nel breve termine. Finché non vedremo qualche sintomo di sollievo e le parti in causa, ovvero i produttori, non compiranno mosse sensate, prepariamoci a soffrire ancora», ha dichiarato. 

C'è poi un terzo tipo di strategia in atto, in questo caso tutta statunitense e tutta riconducibile al concetto di "State within a State", ovvero una situazione politica relativa a una nazione in cui un organo interno, il cosiddetto "Deep State", come ad esempio le Forze armate, i Servizi segreti o la polizia, non rispondono più a una leadership civile. A volte, però, il termine "Deep State" si riferisce anche a compagnie a controllo statale, che quindi dovrebbero rispondere al governo, che invece operano de facto come compagnie private, oppure ancora compagnie formalmente private che operano però come Stati nello Stato. Bene, come sta operando il "Deep State" relativamente alla questione petrolifera? Esistendo per mantenere le infrastrutture essenziali del potere globale e della stabilità interna, questo non può che operare a tutela del comparto dello shale oil, quindi contrariamente al pensiero comune, un calo repentino della produzione statunitense e un corrispondente aumento dell'import di petrolio è uno sviluppo positivo. 

Perché? Semplice e basato sul concetto dell'autarchia sui fondamentali, ovvero uno Stato che riesce a produrre da solo energia e cibo offre maggior sicurezza di uno che dipende dagli altri per l'approvvigionamento di questi beni. Quindi, visto che per una serie di ragioni (instabilità geopolitica, aumento dei consumi interni nelle nazioni esportatrici, contrazione del capitale a disposizione per rimpiazzare la produzione in calo) il cosiddetto "cheap oil", il petrolio a basso costo, è destinato a diventare scarso, per il "Deep State" è un'eccellente strategia quella di consumare il petrolio di chiunque voglia venderlo a 40-50 dollari al barile e mantenere intatte le proprie riserve quando sarà quota 100 dollari a diventare di nuovo "cheap". 


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