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SPY FINANZA/ Le strategie sui mercati col petrolio a picco

Pubblicazione:giovedì 15 gennaio 2015

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Ci sono quindi almeno due ragioni per cui il "Deep State" statunitense sia paradossalmente a favore della strategia saudita di forzare un taglio della produzione verso i suoi rivali: primo, la perdita di introito per i rivali/nemici è una forma molto a buon mercato di warfare finanziario che indebolisce la loro abilità di mantenere forze armate e prestazioni di welfare state, attualmente garantite dagli introiti dell'export di petrolio. Quindi, sono più facilmente destabilizzabili. Secondo, l'opportunità di consumare il petrolio a buon mercato di qualcun'altro lascia le riserve Usa al sicuro e pronte all'utilizzo e alla vendita in tempi futuri e a prezzi maggiori, data la maggiore richiesta. 

E ricordatevi che per quanto i governi eletti dicano sempre di essere la formica che guida l'elefante del "Deep State", questo non è quasi mai vero: tanto più che quest'ultimo non è un monolite ma un dinamico network di nodi di potere, i cosiddetti "corpi intermedi", con una loro agenda precisa. 

 

P.S.: Ieri la Corte di giustizia europea ha dato il via libera al piano Omt (Outright monetary transaction) della Bce, lanciato per contrastare la crisi degli spread nell'agosto del 2012 e che prevede l'acquisto di titoli di Stato a breve per i paesi in crisi conclamata. Insomma, per la Corte l'Omt è compatibile con il Trattato europeo. Il piano, ha sottolineato l'avvocato generale della Corte, Pedro Cruz Villalon, è dunque "legale" perché è in linea con i trattati Ue, è altresì «necessario e proporzionato» poiché la Bce non si è assunta un rischio che la renderebbe vulnerabile all'insolvenza. Tuttavia, «alcune condizioni devono essere rispettate». L'Eurotower deve infatti spiegare in modo «chiaro e preciso» le ragioni di una strategia di politica monetaria non convenzionale come questa e inoltre non deve fornire «un'assistenza finanziaria diretta» al Paese specifico di cui acquista i bond. 

Come vi dicevo martedì, quello di ieri è un parere non vincolante, ma fornisce le linee guida sulla decisione finale attesa tra 4-6 mesi e risulta di forte impatto in vista della decisione della Bce su un eventuale Quantitative easing. Attendiamoci, a ridosso del Consiglio direttivo del 22, la risposta tedesca a questo via libera de facto. 



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