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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "bubbone" che fa tremare l'Italia

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Pensate che sia questa la brutta notizia? Vi sbagliate. Stando a quanto rilanciato la notte di giovedì dal quotidiano greco Kathimerini, e prontamente fatto sparire dal sito una ventina di minuti dopo, Alpha Bank ed Eurobank, due banche a dir poco sistemiche, avrebbero avanzato richiesta di finanziamento d'emergenza all'Ela per tamponare l'aumento di outflows di depositi e le perdite in cui sono incorse per l'acquisto forzato di debito pubblico a breve termine dal governo. Di più, stando a quanto rivelato ieri da Proto Thema, altri istituti saranno presto obbligati a fare la medesima richiesta. Solitamente la banche si rivolgono all'Ela quando incorrono in un credit crunch e non hanno collaterale eligibile per finanziarsi direttamente presso la Bce e lo fanno solo quando sono alla canna del gas, visto che il tasso di interesse è dell'1,55% contro lo 0,05% dell'Eurotower. Sempre stando a fonti greche, la richiesta delle due banche verrà esaminata mercoledì prossimo e penso che, sempre che la notizia sia confermata, a Francoforte diranno di sì e in fretta, sia per l'approssimarsi del voto di domenica 25, sia perché nel solo mese di dicembre le banche greche hanno visto ritirati capitali per 3 miliardi di euro, oltretutto in un periodo in cui solitamente i depositi crescono e non subiscono cali. E nelle prime due settimane di gennaio, stando a fonti della Banca centrale greca, il trend sarebbe rimasto invariato. 

Parossistico, ma chiarificatore della follia in cui stiamo vivendo, il secondo motivo per cui i due istituti sarebbero nei guai: tra novembre e dicembre, infatti, il governo greco ha imposto alle banche del Paese l'acquisto di debito a breve prima per 2,75 miliardi e poi di 3,25 miliardi di euro, fissando già per gennaio obbligo di acquisto per altri 2,7 miliardi di euro, visto che una larga parte di questo - oltre 3 miliardi - era nelle mani di investitori esteri che non hanno rinnovato la detenzione. Tornano quindi sinistri rimandi all'agosto del 2011, quando per la prima volta le banche greche ricorsero all'Emergency liquidity assistance (Ela) perché stavano letteralmente implodendo a causa di fughe di capitale e del downgrade del rating del Paese e del sistema bancario, di fatto utilizzando la Banca centrale greca come broker per ottenere dall'eurosistema, ovvero dalle Banche centrali degli Stati membri, liquidità e assistenza finanziaria. Ma non fu l'unica volta, visto che nel maggio del 2012, dato il clima di incertezza legato alla scadenza elettorale, gli outflows di depositi volarono ancora alle stelle e le banche elleniche ottennero dall'Ela qualcosa come 124 miliardi di euro. 

E temo che questo intersecarsi di criticità sia destinato a peggiorare e in fretta, visto che quanto accaduto a Donetsk potrebbe essere la reazione alla situazione sempre più devastata dell'economia ucraina: come ci mostra il grafico a fondo pagina, infatti, le riserve di Kiev sono letteralmente in caduta libera, al minimo annualizzato di sempre del -63%. E guarda caso, martedì gli Stati Uniti si sono detti pronti a concedere fino a 2 miliardi di dollari di nuove garanzie sui prestiti all'Ucraina, nell'ambito di un pacchetto di aiuti internazionali per evitare il collasso economico del Paese: lo ha reso noto il Dipartimento al Tesoro americano, sottolinenando che il semaforo verde sulle due tranche di garanzie da un miliardo di dollari ciascuna (la prima in arrivo nella prima metà di quest'anno, la seconda successivamente dopo il via libera del Congresso americano) è vincolato al fatto che Kiev prosegua con l'agenda di riforme e si attenga alle condizioni imposte dal Fondo monetario internazionale. 

Insomma, su quell'autobus a Donetsk qualcuno ha pagato con la vita le implicite conseguenze di quanto sta accadendo sui mercati. Come sempre. Attenzione, si sta scherzando col fuoco su troppi fronti: qualcuno dovrà scottarsi per forza. E potremmo essere noi, visto che a novembre le sofferenze bancarie sono salite a quota 181 miliardi di euro, ormai oltre l'11% del Pil e sostanzialmente raddoppiate dal 2011. Inoltre, da luglio sono fuggiti dall'Italia capitali per 79 miliardi di euro - grazie al governo "business friendly" di Matteo Renzi - e ora Bankitalia, come vi dicevo mercoledì illustrandovi il grafico - sta svenandosi all'interno del sistema europeo Target2 per compensare le richieste sempre maggiori che arrivano dalle banche commerciali italiane per tamponare quegli ulteriori buchi di capitale (il saldo attuale dell'Italia è peggiorato di quasi 80 miliardi di euro, arrivando a 208 miliardi, quando nel picco della crisi durante l'estate del 2012 si arrivò a 289 miliardi).