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FINANZA E RIPRESA/ La nuova "spinta" per Draghi (e l'Italia)

Per ROCCO CORIGLIANO, il fatto che non si difenda più una svalutazione del franco aumenta le nostre opportunità di esportazione e riduce la competitività dei prodotti elvetici

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

La decisione della Banca nazionale svizzera (Bns) di non difendere più il cambio franco/euro a 1,20 ha creato diverso scompiglio sia sui mercati che a livello monetario. L’euro, che negli ultimi tre anni era rimasto appunto fermo a quota 1,20 franchi svizzeri, si è svalutato rapidamente fino ad arrivare a quota 0,85, con un calo del 32%. Ma il franco è cresciuto anche rispetto a tutte le altre valute, raggiungendo il suo livello massimo rispetto allo yen giapponese dal 1980. Panico sulla Borsa di Zurigo che ha bruciato l’8%. Abbiamo chiesto un’analisi a Rocco Corigliano, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Bologna.

Che cosa ne pensa della decisione della banca centrale svizzera?

È una decisione a sorpresa, ma inevitabile. La Snb aveva promosso una difesa del valore del franco nei confronti dell’euro. Ciò significa sostanzialmente una svalutazione del franco nel momento in cui c’era il rischio del cosiddetto break-up dell’euro, cioè quando durante la crisi del debito sovrano sembrava che l’euro fosse sul punto di esplodere. Avevano promosso questa difesa del franco nel senso della svalutazione, applicando e difendendo il tasso di cambio dell’1,20 rispetto all’euro. Ciò nelle intenzioni della Banca centrale svizzera avrebbe dovuto fare gli interessi dell’economia elvetica.

Che cosa è cambiato nell’arco degli ultimi tre anni?

Nel frattempo i rischi di break-up dell’euro sono stati superati e la moneta unica comunitaria si è svalutata. Non si poteva quindi difendere il tasso di cambio a 1,20 come era stato fissato. Quest’ultimo non reggeva più di fronte alla continua svalutazione dell’euro e alla prospettiva della politica espansiva della Bce, che con il Quantitative easing avrebbe dovuto dare un ulteriore impulso alla svalutazione dell’euro. Hanno deciso quindi di non difendere più quel tasso di cambio irrealistico. Questo ha comportato una rivalutazione immediata del franco, il che naturalmente non farà bene all’economia svizzera. Tanto è vero che la Borsa ha subito risposto con una consistente perdita delle quotazioni.

Ritiene che la banca centrale svizzera abbia commesso un’ingenuità?

Nella decisione della Bns non c’è solo una scelta di politica valutaria, ma anche una riduzione dei tassi di riferimento interni che dovrebbe aiutare a non rivalutare più di tanto il franco svizzero. Sono quindi consapevoli di avere compiuto un’operazione di rivalutazione del franco. Ora stanno tentando di farlo rivalutare di meno attraverso una discesa dei tassi interni. Sono però misure poco consistenti.

Quanto è avvenuto fa bene invece all’economia europea?