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SPILLO/ Sapelli: ecco i nuovi "poteri forti" che lasciano a secco l'economia

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Come rimpiango i vecchi operatori di borsa: erano pochi, tutti li conoscevano, li vedevamo in carne e ossa fare strani segni che erano una semiotica complessissima, ma trasparente e soprattutto fondata non sul tempo breve, ma sul tempo lungo e sulle modiche quantità. Ben diversa la situazione creata da queste decine di migliaia di ragazzotti, vestiti tutti di nero, tutti con un master, tutti con una business school, tutti con un titolo criptico e sconosciuto che nel tempo di un battito d'ali, col tocco di un dito spostano centinaia di milioni di euro di un patrimonio amministrato da un Paese all'altro, da un titolo azionario a un altro.

Se questa quasi-classe svilupperà processi endogamici di filiazione e diventerà quindi ereditaria, si darà vita a una nuova e potentissima classe sociale. Non si tratta più dei vecchi finanzieri, degli ormai arcaici banchieri, ma invece di operatori di un mondo separato e chiuso inconoscibile ai più, e che ha bisogno di essere refrattario all'economia reale. Questa nuova classe, che è in effetti una nuova oligarchia, produce denaro per mezzo di denaro. Fenomeno vecchio come il mondo, si dirà, ma è nuovo il fatto che qui siamo davanti a quantità immense, e qui, come ricordava il vecchio Engels, siamo davanti a una quantità che per le sue dimensioni si trasforma in qualità e quindi in un fenomeno completamente nuovo rispetto al passato.

Torniamo all'inizio. Ecco il segreto dei rialzi di borsa, delle bolle speculative che vanno alle stelle mentre l'economia reale va a rotoli. Nulla di nuovo, dirà qualcuno. Invece c'è molto di nuovo. Un tempo siffatti fenomeni, se di piccole dimensioni preannunciavano recessioni, se di grandi preannunciavano crisi economiche generali. Teniamo a mente che un fenomeno siffatto si disvela periodicamente a partire dalla crisi asiatico-thailandese degli anni Novanta e via via si ripete con sempre più trascinante clangore. 

Decisamente tutto ciò è il volto dell'ultimo capitalismo, ossia quello dominato da un'oligarchia così indifferente alle sorti della società e quindi dell'economia reale da trovare nella divisione tra finanza ed economia la sua ragione di vita e di prosperità. Che poi ci siano professori o brava gente semplice che chiami tutto ciò, ossia la finanza oligarchica, economia, altro non è che la prova che il mondo ormai si vede a testa in giù.



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