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J'ACCUSE/ Sapelli: da Renzi il "colpo di Stato" contro le banche popolari

Pubblicazione:lunedì 19 gennaio 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 19 gennaio 2015, 23.14

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Il voto capitario (ossia una testa un voto, quale che sia il numero delle azioni possedute) e il tetto al possesso azionario, per rendere effettivo e non illusorio il principio sopraddetto, sono i baluardi invalicabili - unitamente al limite delle deleghe al voto che possono essere raccolte da singoli soci nel corso delle votazioni assembleari - grazie a cui, anche nel caso della quotazione borsistica, quelle caratteristiche peculiari di difesa della socialità dell’economia non si perdano e anzi ritrovino nuova forza e nuovi motivi per adeguarsi ai processi impetuosi di trasformazione. Durante la crisi, grazie a questo rinnovarsi della tradizione e quindi dei caratteri costitutivi dei principi mutualistici e cooperativi, le banche popolari hanno continuato a essere un argine alla disgregazione sociale e alla definitiva scomparsa di segmenti importanti del nostro patrimonio economico.

Per questo è necessario lanciare un allarme alto e forte, senza timori, sulle decisioni che pare che il governo voglia assumere proprio in merito alle banche popolari, con un provvedimento che dovrebbe essere inserito nel cosiddetto pacchetto legislativo “Industrial Compact”. In esso, con uno spregiudicato colpo di mano, si abolirebbe l’articolo 30 del Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, cancellando con un colpo di spugna il voto capitario e il tetto ai possessi azionari, nonché ai tetti delle deleghe che sono possibili nel corso delle assemblee.

Si distruggerebbero in tal modo, di fatto, le banche popolari, soddisfacendo l’odio ideologico nei loro confronti che ha guidato in questi anni non tanto e non solo i grandi oligopoli finanziari a caccia di prede e di liquidità, ma purtroppo anche la Banca d’ Italia, che su questo tema ha scordato da anni l’insegnamento dei Beneduce, dei Menichella, dei Carli, dei Baffi, distruggendo un grande patrimonio tecnico e morale di visione polifonica delle forme di allocazione dei diritti di proprietà in campo bancario e creditizio, con una perdita di prestigio e di autorevolezza indipendente veramente immensa!

Quel provvedimento, se fosse attuato, favorirebbe spregiudicate manovre finanziarie che di fatto distruggerebbero le banche popolari, laddove esse sono maggiormente utili per la collettività, ossia costringendo i loro flussi creditizi a rivolgersi non verso i territori ma verso la valorizzazione finanziaria fine a se stessa, omologando le banche di territorio alle banche capitalistiche tout court con le conseguenze che abbiamo dinanzi ai nostri occhi: assenza di credito, speculazione camuffata da acrobazie da “finanza evoluta”, ecc.

Ma c’è di più e in questo consiste la drammaticità ancor più forte dell’allarme! Come si può procedere a varare una misura siffatta in un periodo di vacanza istituzionale? Il Presidente Napolitano, il quale ha sempre difeso a viso aperto le banche popolari, si è appena dimesso e lo Stato affronta un lungo periodo d’interregno in cui nulla di costituzionalmente rilevante dovrebbe essere posto in essere, proprio per la vacatio che si è aperta. Orbene, agire nel senso che ho prima richiamato è un vulnus all’ordinamento stesso dello Stato e non può che accrescere i timori anche sulla stessa configurazione che potrebbe assumere la battaglia per il Quirinale, con pesanti interferenze da parte di quei poteri finanziari che da anni e anni lavorano per eliminare il ruolo benefico svolto dal credito cooperativo con le banche popolari.


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COMMENTI
20/01/2015 - Grazie (GIUSEPPE TATANGELO)

L'ha ringrazio per questo suo articolo, per il suo contributo per la verità delle cose. Dopo aver ascoltato parte di una trasmissione radiofonica di Sole 24 ore " Focus " che esaltava la riforma delle banche popolari come la modernizzazione del Paese e lanciava il proposito che il Parlamento non la insabbiasse in modo da non trasformarla nei soliti annunci politici, mi aveva creato un opinione errata. Grazie

 
19/01/2015 - Sveglia il renzismo è pericoloso (Carlo Cerofolini)

Perché meravigliarsi, anche questo è il renzismo, che notoriamente dove passa poi lascia terra bruciata. Prima gli italiani se ne renderanno conto e meglio sarà per tutti. Speriamo solo che il risveglio non avvenga quando oramai saremo ridotti in rovina.