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J'ACCUSE/ Sapelli: da Renzi il "colpo di Stato" contro le banche popolari

Pubblicazione:lunedì 19 gennaio 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 19 gennaio 2015, 23.14

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L’Italia non riesce a essere un Paese normale. Siamo immersi nella più grande crisi del sistema economico mondiale dopo il 1907. Si susseguono le preoccupazioni per la disoccupazione e la distruzione della cosiddetta domanda aggregata, ossia chiusura di imprese e perdita di posti di lavoro. Tutti conveniamo da qualsiasi parte politica o riferimento ideale che la disoccupazione giovanile è un terribile problema morale, prima che sociale, e che la disgregazione della società inizia proprio dall’impoverimento dei territori, in cui le comunità umane vivono e dovrebbero lavorare e riprodursi.

I tassi di natalità scendono precipitosamente nei pasi più sviluppati, o meglio più anticamente industrializzati. Ebbene, dinanzi a tutto ciò le più alte cuspidi del capitalismo mondiale mettono in atto misure dirette a far rinascere i tessuti territoriali e quindi imprenditoriali. È di pochi giorni or sono la notizia che Obama, non Breznev, ha nominato un nuovo direttore della Fed il quale ha dedicato tutto il suo impegno per l’ economia territoriale e lo sviluppo del mondo mutualistico nordamericano, in primis le banche cooperative di credito E dall’altro lato, sempre in Usa, Jamie Dimon, Ceo di JP Morgan Chase, non si stanca di attaccare il governo Usa, minacciando addirittura di trasferire la sede legale della più importante banca d’affari del mondo in Cina, se non la si finirà con quella che chiama la persecuzione regolamentaria degli organi tanto dello Stato quanto della giustizia che riducono sempre più, a suo dire, il peso della “finanza creativa” a vantaggio della rinascita delle banche mutualistiche e legate al territorio.

In Asia, in Africa, in Europa - e la Germania è in testa in questo processo unitamene alla Francia - i governi difendono a spada tratta le banche locali, siano esse cooperative o commerciali, perché continuano a rappresentare un baluardo contro la recessione e la deflazione e lo fanno rinnovando quel modello di banca di relazione fiduciaria fondata su un’antropologia positiva della persona e della famiglia che fa sì che tutti gli utili bancari che non servono alla ricostituzione continua della macchina organizzativo-patrimoniale e finanziaria dell’organizzazione, ossia tutti i profitti che rimangono, tutti, vengano continuamente riversati nei territori in cui le banche cooperative e popolari sono nate e continuano a esercitare il loro lavoro provvidenziale per le piccole e medie imprese e le famiglie.

Ebbene, nel prosieguo del tempo, e ciò è avvenuto in tutto il mondo, le banche popolari, si sono via via adeguate alle necessità della crescita territoriale e alla mondializzazione, affrontando la quotazione in borsa, così da raccogliere maggiori masse di capitale e nel contempo meglio adempiere ai doveri che statutariamente hanno verso i loro soci e i territori in cui i soci vivono e operano.


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COMMENTI
20/01/2015 - Grazie (GIUSEPPE TATANGELO)

L'ha ringrazio per questo suo articolo, per il suo contributo per la verità delle cose. Dopo aver ascoltato parte di una trasmissione radiofonica di Sole 24 ore " Focus " che esaltava la riforma delle banche popolari come la modernizzazione del Paese e lanciava il proposito che il Parlamento non la insabbiasse in modo da non trasformarla nei soliti annunci politici, mi aveva creato un opinione errata. Grazie

 
19/01/2015 - Sveglia il renzismo è pericoloso (Carlo Cerofolini)

Perché meravigliarsi, anche questo è il renzismo, che notoriamente dove passa poi lascia terra bruciata. Prima gli italiani se ne renderanno conto e meglio sarà per tutti. Speriamo solo che il risveglio non avvenga quando oramai saremo ridotti in rovina.