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SPY FINANZA/ Il risiko europeo che "circonda" Draghi

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Certo, l’economia del Paese patirà per un po’ gli effetti, ma il rischio maggiore è quello di un combinato tra boom del credito domestico e franco in salita in un momento in cui le leve monetarie non agiscono più: c’è da dire, però, che l’economia svizzera cresce dell’1,5%, il tasso di disoccupazione è bassissimo e il dollaro che si rafforza potrebbe aiutare a ridurre la sopravalutazione del franco, moneta che oggi trada del 38% al di sopra della media degli ultimi dieci anni. I pareri sono però molto discordanti: per Gabriel Stein dell’Oxford Economics, il franco potrebbe invece continuare a rafforzarsi senza sosta, gettando il Paese in un periodo di prolungata deflazione: se la valuta elvetica dovesse toccare 0,70 sul dollaro, il rischio sarebbe quello di una profonda recessione con la deflazione al -3% entro il 2016. Immediatamente sono partite anche le intemerate dai vari Cantoni, con le voci più populiste che hanno subito puntato il dito verso le perdite in cui sarebbe incorsa la banca durante il trading di giovedì, dopo che la stampa ha fatto circolare la voce di 60 miliardi di franchi e qualcuno ha azzardato addirittura 75 miliardi, più del 10% del Pil: «Le grosse riserve valutarie straniere con un peg non permanente portano sempre con sé perdite insite e potenziali che si materializzano quando il peg viene abolito», conclude sempre Gabriel Stein.

E qui altra domanda che vi pongo e mi pongo? Perché la Snb ha scelto di pagare ora questo caro prezzo? Forse perché è meglio scontare ora la pena di quando sarebbe stato troppo tardi, ovvero quando il rischio sarebbe stato davvero ingestibile? Ernst Baltensperger, il principale esperto valutario del Paese, è convinto che la Snb abbia fatto la scelta giusto, «perché il peg ha funzionato bene all’inizio, ma poi è diventato tossico, un pericolo in se stesso, visto che più è grande la quantità di liquidità in eccesso, più è difficile da prosciugare quando il corso si inverte e la velocità monetaria aumenta. E il flusso di liquidità all’interno del nostro Paese stava andando fuori controllo, basti vedere il dato della base monetaria».

Inoltre, l’eccesso di liquidità ha creato un boom immobiliare, con i prezzi degli appartamenti saliti fino al 60% dall’inizio del 2007, stando ai dati tracciati dall’indice Wuest&Partner, e i prestiti bancari che hanno toccato anche il 170% del Pil prima di ritracciare comunque a una media record del 145%, qualcosa di ingestibile sul lungo termine. Il bilancio della Snb è cresciuto e a fine 2014 era all’85% del Pil, tanto che a un certo punto del triennio in cui è durato il peg stava comprando la metà di tutte le emissioni di bond sovrani dell’eurozona, mentre le riserve in valuta estera sono salite del 7,5% soltanto nello scorso mese di dicembre: insomma, il peg franco-euro era diventato ingestibile e insostenibile. Tanto più che, nonostante l’indice Smi della Borsa di Zurigo abbia perso un altro 6% dopo l’8% di giovedì, già venerdì mattina le acque si erano calmate sui mercati finanziari internazionali, tutti concentrati sul Consiglio direttivo della Bce del 22.

Per Russell Silberston di Investec Multi-Asset Team, l’azione della Snb è stata dettata dall’aumento troppo consistente della dimensione del proprio bilancio, che alla fine di settembre era pari a 471 miliardi di franchi svizzeri: «Si tratta di un ammontare talmente elevato che la gestione delle riserve stava diventando politica. Lo scorso mese l’Istituto centrale ha indetto un referendum che lo avrebbe costretto a detenere una quantità fissa di oro nelle sue riserve. Ma il costo di difendere il cap è sufficiente a superare i benefici di un franco depresso? L’economia è in crescita, la disoccupazione è solo del 3,1% e quindi l’economia svizzera non sta soffrendo». Inoltre, «la Banca centrale svizzera ritiene forse che la Bce stia finalmente attuando una politica monetaria “colpisci e terrorizza”? Se è così, ha senso abbandonare ora la politica di difesa del tasso di cambio a 1,20 rispetto all’euro piuttosto che affrontare una pressione insormontabile la prossima settimana».