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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il risiko europeo che "circonda" Draghi

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Anche per John Greenwood, capo economista globale di Invesco, è una mossa sensata e non si tratta di un grande cambiamento a livello mondiale. Semplicemente, «un piccolo Stato caratterizzato da un’economia aperta ha riaffermato la propria indipendenza, ma non si tratta nemmeno di un evento significativo per l’Eurozona: la Bce continuerà ad attuare i propri piani nel corso della prossima settimana, probabilmente con un’operazione di Quantitative easing che sarà implementata con un certo ritardo, noncurante delle decisioni prese dalla Svizzera». Completamente d’accordo: la decisione svizzera, infatti, sul mercato ha colpito solo chi aveva posizioni short sul franco e nemmeno in maniera da normale trading ma con leva magari 1:100, sicuri com’erano - viste le recenti rassicurazioni del governatore della banca centrale svizzera - che quel peg non sarebbe mai stato tolto.

Queste però sono scommesse speculative e in quanto scommesse, ontologicamente hanno un margine di rischio che non dipende solo dall’abilità di chi conduce il trading. Come vi dicevo prima, sarebbe interessante, piuttosto, sapere chi c’era dall’altra parte del trading, ovvero sul lato rialzista, visto che di fatto i futures sono giochi a somma zero e magari a menare le danze sul lato long c’era proprio la Snb per tamponare un po’ le perdite. Mi spingo oltre: la Snb andrebbe ringraziata, perché con la sua decisione ha fatto tornare il mark-to-market qualcosa che ha un senso dopo anni di mercati drogati da peg e iniezioni monstre di liquidità, ha ridato un senso al concetto di discovery price e se qualche speculatore ci ha lasciato la ghirba, ce ne faremo una ragione visto che sono gli inconvenienti del mestiere e che questa gente opera con leverage degna di un soggetto da Tso.

Volete sapere chi saranno i prossimi a farsi male, trasformando la tempesta sui mercati dello scorso 15 gennaio in un placido lago alpino? Ve lo dice senza che io debba spendere parole il primo grafico a fondo pagina, visto che le scommesse short sul Treasury Usa a 30 anni sono a livelli di record storico assoluto: meglio che la Fed non sbagli mosse, altrimenti vedremo altra gente con lo scatolone in mano lasciare il suo prestigioso e lindo desk. Chi potrebbe, oltre alla speculazione, pagare un qualche prezzo al superfranco sono Polonia e Ungheria, per la precisione quei cittadini che hanno contratto un mutuo in franchi svizzeri - pratica molto diffusa nell’Est europeo - che ora rischiano di dover pagare un carico di debito maggiore. Ma anche qui, il danno sarebbe limitato, visto che stando a calcoli di Goldman Sachs e come ci mostra il secondo grafico, i mutui denominati in franchi svizzeri in Polonia corrispondono al 22% del prestito retail e al 15% di quello totale, ovvero circa l’8% del Pil, quindi ci potrebbero essere potenziali rischi di asset quality e minore liquidità, ma stando a stress test condotti da Knf e pubblicati proprio il 15 gennaio, un apprezzamento del franco del 30% rispetto alla moneta polacca, lo zloty, fino al livello 4,5, non avrebbe implicazioni sistemiche, mentre una crescita del 50% sul cross porterebbe con sé solo moderata pressioni sugli istituti polacchi.

Più o meno simile la situazione ungherese, dove i mutui in franchi rappresentano il 26% del prestito totale ma il governo di Orban, quello tacciato da più parti di nazismo, lo scorso novembre ha imposto una processo di conversione dei mutui in valuta estera con il fiorino e alcune banche del Paese come Otp, Erst e Rbi hanno già ottenuto la necessaria liquidità in euro e franchi. La conversione vera e propria dei cosiddetti “FX mortgage”, ovvero mutui denominati in valuta estera legati quindi a un cambio, partirà il 1 febbraio e anche per Goldman Sachs la mossa della Snb non dovrebbe avere un impatto diretto. Anche perché, a differenza degli speculatori che ora piangono sullo short versato, i dirigenti di OtpP Bank, la più grande del Paese, avevano già dato vita a operazioni di hedging sul rischio legato al franco.