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SPY FINANZA/ Il risiko europeo che "circonda" Draghi

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Ora però voglio azzardare qualche ipotesi alternativa a quelle ufficiali sul perché la Banca centrale svizzera ha agito con questa velocità e repentinità, di fatto smentendo quanto detto dal suo numero uno soltanto tre settimane prima. Una potrebbe essere quella in base alla quale la Snb era costretta a comprare euro per miliardi tutti i santi giorni, di fatto facendo esplodere il suo bilancio. Le detenzioni monetarie, a circa 500 miliardi alla fine del 2014, avrebbero potuto quindi raggiungere facilmente i 600 miliardi o più, circa il 100% del Pil, quest’anno: essendo la Snb una società quotata con soci di minoranza, tra cui il tedesco Theo Siegert con il 5,5%, forse i regolatori svizzeri hanno fatto “toc toc” sulla spalla e detto che quel grado di leva non andava bene e anzi andava proprio invertito?

Seconda ipotesi, le detenzioni in valute estere non sono detenute dalla Snb, ma su un conto estero a suo nome, magari proprio presso la Bce. La quale, quindi, sapeva esattamente la quantità di euro che gli svizzeri stavano incamerando: se quel numero fosse in area di andare fuori controllo, forse la Bce avrebbe potuto minacciare di far uscire qualche informazione, di fatto invitando la speculazione, quella che oggi piange, a montare un attacco contro la Snb. Ecco quindi la fuga a sorpresa dal peg. Terzo, dopo il parere favore della Corte di giustizia europea sulla validità del programma di acquisti obbligazionari della Bce, è divenuto chiaro a tutti che questa settimana l’Eurotower annuncerà il suo piano di Qe: essendo la Snb sempre più in difficoltà a trovare bond dell’eurozona con rating AAA da comprare con un rendimento ancora in positivo al fine di “riciclare” tutti gli euro acquistati, si è ritrovata sempre più al di fuori della scala delle scadenze, vedendo crescere di fatto il suo DV01, ovvero il rischio legato al possibile aumento dei tassi di interesse.

Quattro, magari è stata proprio la Bce a fare un’offerta alla Snb per prendere lei quei bond dell’eurozona che gli svizzeri avevano in bilancio, in cambio però della fine degli acquisti di euro, quindi di fatto la fine del peg. La Bce non è mai stata entusiasta degli interventi della Snb, perché quegli acquisti di euro in massa di fatto hanno rafforzato la divisa comune Ue, un qualcosa che andava contro le intenzioni dell’Eurotower: quindi, Draghi ha reso noto a Jordan cosa sarebbe accaduto al meeting del 22, di fatto un disastro per la Banca centrale svizzera che sarebbe stata devastata della stampa di euro, lasciando ben poca scelta agli elvetici e garantendosi due piccioni con una fava. Ovvero, rimuovere un grosso acquirente di euro dal mercato e ottenere una grande quantità di bonds di qualità che altrimenti avrebbe dovuto cercare e comprare sul free market.

Quinta ipotesi, la Bce ha fatto sapere senza tanti giri di parole di non essere spaventata da una possibile uscita della Grecia dall’eurozona e che anzi non sarebbe intervenuta per bloccare l’ipotesi, di fatto prospettando per la Svizzera un nuovo, enorme flusso di denaro in arrivo attraverso le fughe di capitale. Sesta e ultima ipotesi, proprio l’esperto valutario di cui vi parlavo prima, Ernst Baltensperger, quattro giorni prima del d-day del franco, ovvero l’11 gennaio, in un articolo a sua firma pubblicato da un giornale svizzero raccomandava di abbandonare il peg a 1,20, visto che i rischi di potenziali perdite nel bilancio della Snb stavano salendo. Di più, avanzava l’ipotesi di rimpiazzare la barriera con l’euro con un peg verso un paniere di valute, ovvero 50% dollari Usa e 50% euro.

Insomma, come vedete le cose non sono così semplici come sembrano quando si sentono i telegiornali. Ma, trattato un argomento che mi sembrava doveroso sviscerare, continuo a essere della mia idea e la calma sui mercati subito dopo il 15 gennaio depone a mio favore: la questione del franco è solo un sideshow, come direbbero gli inglesi, un qualcosa che sta a parte, come i gruppi di spalla che suonano prima della grande band a un concerto. E la grande band è l’euro, amici miei. Come vi dicevo già nell’articolo uscito proprio il 15 gennaio, in caso di parere positivo della Corte di giustizia europeo al programma di acquisto di bonds, avremmo dovuto aspettarci la risposta tedesca a ridosso del Consiglio direttivo di giovedì prossimo.