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SPY FINANZA/ Il risiko europeo che "circonda" Draghi

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È arrivata, anche con un po’ di anticipo sulle mie aspettative, venerdì in serata, quando prima il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble e poi lo Spiegel, giornale che di fatto è l’organo utilizzato dal governo di Berlino per mandare messaggi, hanno scagliato le loro pietre contro l’Eurotower. Il primo ha dichiarato che «la Grecia attualmente non ha un problema di debito», «onorare gli accordi è nell’interesse di Atene» e, soprattutto, «un taglio del debito greco non è un’ipotesi sul tavolo». Ecco poi lo Spiegel, con dettagli sulle modalità del Qe presentati senza citare alcuna fonte, ma che hanno comunque fatto immediatamente schiantare i bond greci, visto che per il settimanale questi ultimi non saranno inclusi negli acquisti della Bce a causa del loro rating. Di più, per lo Spiegel il piano prevederebbe che siano le varie Banche centrali dell’eurozona a comprare il debito del loro Paese - dite addio a Bankitalia - e che ci sarà un limite di acquisto del 20-25% del debito nazionale.

E a rincarare la dose ci ha pensato anche il membro del Consiglio direttivo della Bce, l’olandese Klaas Knot, a detta del quale «non ci sono segnali che i cittadini europei stiano postponendo la spesa per acquisti» e che «ci sono rischi che il QE distorca i mercati». Insomma, come vi dicevo, vedrete che il Qe, anche se sarà magari annunciato in forma di mega-blitz monetario per controvalore degli acquisti, non servirà a nulla, se non a schiantare il mercato obbligazionario del tutto e a porre le basi per una nuova crisi. D’altronde la cosa non dovrebbe stupire, viste le menti che sono al lavoro.

Sempre venerdì sera, poi, il quotidiano greco Kathimerini rendeva noto che al prossimo governo greco, quello che uscirà dal voto di domenica prossima, potrebbe venire offerta un’estensione di sei mesi del programma di salvataggio, almeno stando a quanto riportato dal Wall Street Journal e dalla Reuters dopo un incontro tenutosi giovedì scorso a Bruxelles tra Commissione europea, Bce e Fmi finalizzato proprio a discutere sulle prospettive elleniche post-urne. Stando a un funzionario che ha chiesto l’anonimato alla Reuters, «dovrà esserci un’estensione che vada oltre la precedente scadenza del mese di febbraio e potrebbe essere di sei mesi». E vedrete che sarà proprio di sei mesi e non perché Alexis Tsipras ha già aperto a questa ipotesi temporale - ma per rinegoziare il pagamento del debito ai creditori - bensì perché, guarda la coincidenza, i sei mesi scadrebbero a fine agosto e - colmo delle coincidenza - proprio a luglio e agosto prossimi la Grecia deve affrontare pagamenti relativi a bond detenuti dalla Bce per un totale di 6,7 miliardi di euro!

Guarda caso, sia il ministro delle Finanze greco che la Commissione europea si sono trincerati dietro il no comment, ma due funzionari internazionali a conoscenza della situazione greca interpellati da Bloomberg hanno dichiarato che a causa degli outflows continui dal sistema bancario - a proposito, venerdì altre due banche hanno chiesto di poter accedere ai fondi di emergenza Ela - e delle entrate fiscali a picco, la Grecia andrà in crisi di liquidità e quindi di solvibilità entro metà di quest’anno, proprio quando dovrà rimborsare la Bce. Tu guarda a volte la vita come è strana e che casualità ci pone sul cammino!

Dunque, al netto di governi ladri e incapaci che la Grecia ha avuto per un decennio abbondante, anche questa volta si usa il termine salvataggio a sproposito, visto che non si sta sostenendo il Paese e la sua economia, ma solo la sua solvibilità verso i creditori istituzionali: insomma, Bce, Commissione e Fmi pagano ma per riavere quei soldi pochi mesi dopo sotto forma di cedole e coupon. Alla luce di questa situazione ormai incancrenita e farsesca, fossi chi uscirà vincitore dalle elezioni di domenica prenderei seriamente in considerazione la proposta avanzata sabato dal ministro dell’Agricoltura russo, Nikolai Fyodorov, per il quale «se la Grecia dovesse uscire dall’Ue, la Russia costruirà nuove relazioni insieme con Atene e potrebbe togliere l’embargo verso il comparto agro-alimentare greco». E sapete dove ha pronunciato queste parole? A un convegno a Berlino.

Impagabile. Siamo alla Urss 2.0? Campagna acquisti russa verso le nazioni periferiche d’Europa stanche di questa Ue? Non mi stupirebbe affatto. Come non mi stupirebbe che fosse la Germania a mettere fine al teatrino europeo, uscendo. E questo sì che spiegherebbe la mossa emergenziale della Snb.



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