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RIPRESA?/ Senza la "rivoluzione" non cresceremo nemmeno nel 2016

Fare delle previsioni sul nuovo anno appena iniziato è cosa ardua. GRAZIANO TARANTINI ci ricorda che in ogni caso, senza una rivoluzione culturale, sarà impossibile crescere realmente

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Fare delle previsioni sul nuovo anno appena iniziato è cosa ardua. Ci sono, e in parte ne dispongo, quelle di validi centri di ricerca. Si tratta di quegli enti che disegnano i cosiddetti scenari macroeconomici, utilizzati poi dalle aziende per approntare i propri budget e piani industriali. Ne conosco di molto qualificati che a distanza di pochi mesi hanno dovuto rivedere le proprie stime e non di poco: basti pensare a quanto accaduto al prezzo del petrolio o all’andamento dei tassi di interesse o ad alcune valute. Tutto questo per dire di quanto sia difficile oggi prevedere il futuro. Anche quello più prossimo.

Di seguito propongo quindi alcune previsioni/valutazioni che nascono dal lavoro che svolgo quotidianamente e dal sentimento che percepisco fra gli operatori economici nazionali e fra quelli stranieri nei confronti del nostro Paese.

Partendo da questi ultimi - che mi sembrano i più importanti dato che importano i nostri prodotti o comprano i titoli del nostro debito pubblico o le azioni delle nostre aziende -, la loro preoccupazione è soprattutto legata all’instabilità politica. Vale a dire il non poter fare affidamento su leader politici capaci di approntare le riforme di cui l’Italia ha grande bisogno: in primis quella della Pubblica amministrazione, indirizzata a un suo snellimento, e quella della giustizia, con l’obiettivo di migliorare la durata dei processi e più in generale la certezza del diritto.

Le nostre imprese e le libere professioni chiedono, giustamente, una riduzione della pressione fiscale, accompagnata da un rapporto con l’amministrazione finanziaria non solo di carattere punitivo, iniziando con un quadro normativo più certo, più chiaro e meno burocratico. A seguire c’è il tema della flessibilità e del costo del lavoro.

A questo punto chi legge potrebbe dire che quelle appena ricordate sono cose giuste, persino ovvie, ma già sentite e che tutti ripetono. Ciò è comprensibile, ma si tratta dei presupposti per una libertà sostanziale, necessaria per chiunque voglia avviare o gestire un’attività, sia essa profit o non-profit. Devo riconoscere che il governo Renzi alcune risposte le ha date. Ciò che manca è qualcosa che esula dai canoni tradizionali con cui guardiamo le cose.

Ci è stato infatti insegnato a guardare al mondo come a qualcosa che cresce lentamente verso una perfezione, a qualcosa che necessariamente progredisce ed evolve. E pensando soprattutto alle tecnologie della comunicazione esse sembrerebbero darne conferma. Purtroppo non è così e allo stesso modo non si può credere alle teorie della decrescita, perché non fanno i conti con la natura dell’uomo, il quale non concepisce un ritorno al passato.