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Economia e Finanza

BANCHE POPOLARI/ Il "blitz"che ci fa schiavi della finanza

Il Governo sembra pronto a stravolgere la disciplina delle banche popolari cancellandone la natura cooperative e peculiare con un decreto legge. Il commento di SERGIO LUCIANO

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Ci sono frasi fatte del passato che ridicolizzano chiunque oggi le usi eppure a volte irrompono prepotenti nella memoria, perché suonano oggettivamente forti e appropriate: "Lo Stato imperialista delle multinazionali" è una di queste, è una specie di "copyright" lasciatoci in eredità dal Sessantotto, ma tornava perentorio ieri alla memoria di chi avesse esaminato la surreale vicenda della riforma-blitz che Matteo Renzi ha deciso, chissà poi perché, di varare in fretta e furia ai danni delle banche popolari italiane.

Un comportamento, il suo, da vero e proprio "Stato imperialista delle multinazionali" della finanza americana: o meglio, da Stato suddito delle multinazionali imperialiste. Già, perché come ha dimostrato la Borsa ieri, facendo salire a livelli stratosferici i valori dei titoli (Bper +11,35%, Bpm +12,70%, Banco Popolare +8,65%, Ubi Banca +8,87%, Popolare di Sondrio +5,86%, Credito Valtellinese +7,86%), le Popolari "riformate" saranno facili prede di chi vorrà comprarsele: altrimenti perché i loro titoli avrebbero dovuto salire? E qui spuntano fuori le multinazionali: colossi stranieri americani, inglesi, francesi e tedeschi, perché le grandi banche italiane, tolta forse Intesa Sanpaolo, non hanno la voglia o la forza di crescere ancora in Italia, due ex-grandi banche come Mps e Carige (a proposito: più o meno fallite eppure non Popolari!) devono ancora essere comprate da qualcuno e non trovano nessuno… ovvio che, ammesso che l'amatore delle Popolari si trovi, non possa che battere verosimilmente bandiera straniera.

Niente di male, dicono i liberisti: ben vengano le proprietà straniere se si comportano bene come il Credit Agricole in Cariparma. Ora, a parte che una rondine non fa primavera, non va dimenticato i guasti che altri passaggi stranieri nel credito italiano hanno lasciato, come il Santander nell'Antonveneta… E poi i tempi sono cambiati e richiedono prudenze nuove. Quali multinazionali creditizie avrebbero, o avranno, la stessa conoscenza e attenzione verso le peculiarità del tessuto imprenditoriale locale italiano? Domanda cruciale, perché - come giustamente ricordava ieri Stefano Fassina, già responsabile economico del Pd e viceministro all'Economia, oggi esponente di rilievo della minoranza anti-renziana nel partito - "le piccole e medie imprese e le famiglie italiane hanno trovato, negli ultimi anni di crisi, proprio nella banche popolari e nelle banche di credito cooperativo l'unico canale di approvvigionamento di credito ancora efficiente. E lo dimostrano i dati. Dal 2010 al 2013 gli impieghi verso le imprese e le famiglie italiane sono diminuiti in Italia di 52 miliardi, ma analizzando solo il comportamento delle banche cooperative e popolari sono aumentati di 6,3 miliardi. Per questo cancellarle sarebbe un grave danno al sistema all'economia reale, alle Pmi e alle famiglie, oltre a colpire uno dei pochissimi punti di democrazia economica che il nostro Paese conosce".

Il tutto, aggravato dal paradosso che di questa riforma-blitz non si sentiva alcuna mancanza e non c'era alcuna prescrizione, la si poteva tranquillamente rinviare a una fase legislativa meno convulsa e cruciale; e comunque una cosa è riformare - cioè indurre, con norme, il settore delle Popolari a evolvere e razionalizzarsi - altro è cancellare un settore abolendo la clausola del voto capitario e quella del tetto dell'1% del capitale posseduto da un unico socio, che ne sanciscono e difendono la natura cooperativa proteggendole da qualsiasi scalata. Con l'ex presidente della Lega delle cooperative, Giuliano Poletti, oggi ministro renziano del Lavoro, che assiste tacendo e acconsentendo…


COMMENTI
20/01/2015 - Decrteo da bloccare. Speriamo! (Carlo Cerofolini)

Visto che il dl sulle banche è stato approvato dal Cdm e siccome non c’è alcuna necessità e urgenza che lo giustifichi, auguriamoci che allora sia Grasso, Presidente della Repubblica pro tempore o il successore di Napolitano a bloccarlo doverosamente oppure ci dovrà penserà il Parlamento che lo dovrà convertire in legge entro 60 giorni. Speriamo!

 
20/01/2015 - farei dei distinguo (Massimiliano PANIZZA)

non so dove siano stati presi i dati sugli impieghi perchè a me risulta che le banche di credito cooperativo (cosa ben diversa dalle nostre popolari) abbiano aumentato gli impieghi...le nostre popolari assolutamente no. E poi non è che Lodi, Novara, Etruria e Lazio, Vicenza fino all'immarcescibile BPM siano stati luoghi di efficienza e soprattutto luoghi di "solidarietà finanziaria"....aihmé se il tentativo di scardinare interessi corporativi ...viene visto come il tentativo di vendere alla Grande finanza ....mi sembra un po' miope...e poi le popolari efficienti se le avrebbero già comprate (Banca Popolare di Lecco vs. Deutsche Bank docet)....forse l'unica è il Credito Valtellinese...assicuro che non lavoro li. Un saluto PARMENIDE FINANZIARIO