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SPY FINANZA/ L'autogol di Draghi che può far male all'Italia

Pubblicazione:mercoledì 21 gennaio 2015

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

L'esatto contrario di quanto una banca centrale dovrebbe fare se vuole stimolare inflazione, visto che, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, bisogna fare i conti con il collaterale a disposizione a livello di G3 (ovvero Usa+Ue e Gran Bretagna+Giappone): nonostante infatti la Fed abbia cessato il suo programma di stimolo, un Qe sovrano della Bce potrebbe ridurre la quota delle duration sovrane del G3 (Treasuries, Gilt britannici, bond nipponici e debito governativo europeo) disponibili per il mercato al minimo di tutti i tempi, visto che il potenziale sarebbe quello di drenare fino al 5% delle securities obbligazionarie G3 dal mercato se la Bce opterà per un piano di Qe da un triliardo di euro. Questo, come ci mostra il secondo grafico, potrebbe mantenere i tassi di interesse globali a un livello molto basso - soprattutto sulle scadenze lunghe - anche se la Fed decidesse per una politica di contrazione quest'anno. Quindi, la quota di duration in circolazione sotto forma di Treasuries Usa potrebbe tornare al livello di metà 2012, mentre la Bce potrebbe risucchiare qualsiasi forma di duration europea disponibile, di fatto portando a un dato sottoperformante rispetto a Ue e Giappone le emissioni di debito Usa. 

Ed ecco il nesso con la questione precedente, quella del mercato azionario: come reagiranno infatti le equities, già oggi in territorio overbought (ovvero, acquisti a pioggia), visto che gli utili sono già calati nel 2014 rispetto al 2013 e che se il crollo del prezzo del petrolio continuerà quelli del 2015 saranno molto più bassi di quelli dello scorso anno? Una cosa pare abbastanza sicura, ovvero che la ricerca di rendimento porterà il trade verso un'estensione delle scadenze, tanto da poter vedere lo spread tra Treasury e Bund muoversi verso quota 110 punti base e di fatto un test per il decennale Usa in area 1,60% di rendimento, il punto più basso toccato nel range temporale 2012-2013. Insomma, congratulazione anticipate alla Bce: vuole stimolare inflazione di fatto mandando segnali opposti e aprendo le porte a un mondo di tassi negativi. Inoltre, giova ripetere il concetto: se la magia dell'annuncio infinito del Qe svanirà alla prova dei fatti, cosa ci aspetta? 

Per cercare di scoprirlo va sottolineata, prima di tutto, la grande resistenza degli spread dei paesi periferici alla nuova ondata di volatilità sul mercato equity e delle commodities, la quale lo scorso anno ha colpito i mercati emergenti, sul finire dello scorso il prezzo del petrolio e recentemente l'azionario. Cosa ha salvato gli spread da questa dinamica? Sostanzialmente la promessa di Draghi di fare tutto quanto necessario per salvare l'euro, la cosiddetta "Draghi put" e proprio la minaccia della Bce di attivare un programma di Qe. E se adesso quella barriera, quello scudo verrà a mancare quando il sogno diventerà realtà? Dobbiamo aspettarcelo, è matematico che si arriverà al cosiddetto "tipping point", ovvero quando il sentiment negativo su altre asset class come gli emergenti, il credito, i titoli azionari bancari o i breakevens inflazionistici, avranno un impatto anche sugli spread periferici sovrani: quando è la domanda? 

Certo, Draghi potrebbe giocare di sorpresa e spostare ancora un po' in avanti l'aspettativa di Qe rispetto al meeting di domani, ma sarebbe un azzardo cui i mercati potrebbero reagire male, oppure annunciarlo ma prevedere l'attivazione più avanti, cercando di garantirsi l'effetto placebo dell'aspettativa e mantenere il sogno in vita ancora per un po'. Ma cosa sta valutando il mercato in questo periodo? Due cose: cosa la Bce comprerà e cosa no e i dati economici rispetto alle valutazioni degli assets finanziari. Tempo fa quando si riscontravano fronti di debolezza nelle equities periferiche e/o nei titoli azionari del comparto bancario, questi andavano immediatamente a impattare sugli spread periferici e viceversa, ma la ricerca forsennata del rendimento e il backstop della Bce hanno rotto questa correlazione: le valutazioni correnti, però, portano ora con sé una domanda, ovvero quando i periferici prenderanno nota dell'azione dei prezzi in altri mercati? Quando tornerà quella correlazione? 


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