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SPY FINANZA/ L'autogol di Draghi che può far male all'Italia

Domani la Banca centrale europea potrebbe dare il via al Quantitative easing tanto atteso. Che però potrebbe avere degli effetti collaterali, come spiega MAURO BOTTARELLI

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Non perderò tempo ad annoiarvi con l'ennesima revisione al ribasso del Pil mondiale effettuata dal Fondo monetario internazionale ieri: primo, perché ne avrete già sentito parlare ai tg di ieri sera e oggi ne saranno pieni i quotidiani, secondo perché ormai mi stupirei e sarebbe una notizia solo se i funzionari del Fmi azzeccassero una volta le proprie stime e non dovessero rivederle ogni mese. Parliamo di Qe, invece, visto che domani con ogni probabilità sarà il d-day della Bce, il giorno in cui il mondo intero si attende che Mario Draghi annunci ufficialmente il programma di monetizzazione del debito di cui ormai si parla da mesi e mesi e sulla cui aspettativa hanno campato gli spread e le piazze azionarie di mezza Europa, diciamo anche tre quarti. Bene, ve l'ho già detto, ma oggi ne ho la certezza: non servirà a nulla, se non ha rendere ancora più irreversibile la crisi dell'eurozona e la tenuta stessa della moneta unica. Vediamo il perché. 

Come mostra il primo grafico a fondo pagina, da quando nel 2012 proprio Mario Draghi tenne il famoso discorso del "whatever it takes" per salvare la moneta unica, le equities dell'eurozona hanno performato meglio del resto d'Europa e in linea con quelle del resto del mondo, ovvero con il boom azionario di Wall Street. Persino prendendo questo dato e denominandolo in dollari, le nostre Borse hanno registrato performance in linea con quelle globali. Insomma, non solo la Bce ha bluffato con il mercato alla grande, ma ha continuato a farlo negli ultimi trenta mesi. C'è però un piccolo particolare, spiegato molto bene dal secondo grafico: ovvero, l'ottimo risultato delle azioni europee è stato garantito unicamente prezzando a oggi forti aspettative future, ciò entrando in un periodo senza precedenti di espansione dei multipli. I profitti per gli investitori equity non hanno infatti performato alla pari del prezzo dei titoli, visto che sia il livello degli utili per azione che quello dei dividendi è rimasto al palo dal 2012, come dimostrano le due linee pressoché rette del grafico. 

Infatti, gli aggregati di utili e dividendi misurati dell'indice Msci vedono un calo rispettivamente del 7% e del 5%, mentre l'indice equity è cresciuto del 50%. Avete capito bene: gli utili per azione nell'eurozona negli ultimi due anni e mezzo sono in calo del 7%! E cosa ci dicono queste percentuali? Questa forza sul lato del prezzo delle azioni ma non dei profitti significa che il multiplo prezzo/utili nelle equities dell'eurozona è salito da 11,5x all'attuale 18,7x, un'espansione del multiplo del 60% in trenta mesi, il massimo anche verso il resto d'Europa e il resto del mondo! Quindi, molto prima ancora che il Qe fosse nominato, cristallizzato o divenuto driver quotidiano del mercato come in questi ultimi mesi, l'Europa ha visto i multipli del suo mercato azionario espandersi del 60%, ma cosa succederà ora che il Qe sta per diventare realtà? 

Se siamo già a un multiplo vicino a 19x, quanta altra espansione dei multipli ci vorrà se le dinamiche degli utili non cominceranno a salire e quando Mario Draghi, annunciandolo, sveglierà i mercati dal torpore del loro sogno di Qe? Domani, forse, avremo una prima risposta "di pancia", ma servirà qualche tempo per valutare davvero se quel sogno non rischierà di tramutarsi in un incubo. Ma c'è dell'altro, ovvero che paradossalmente, la Bce per contrastare la deflazione sta per inviare ai mercati il più potente segnale deflazionistico possibile. Provo a spiegarmi. Con il passare dei giorni, infatti, la prospettiva di tassi negativi nei rendimenti dei decennali sul mercato obbligazionario del mondo sviluppato - e non solo in Svizzera, dove si è negativi fino alla scadenza dei dodici anni! - appare sempre più una questione di quando e non di se e rischia proprio di essere la decisione che la Bce prenderà domani a scatenare questo crunch deflazionario senza fine, perché il segnale che arriverà sarà quello di un mercato dei bond globale in cui detentori pagano gli emittenti sovrani per emettere debito.