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DRAGHI DAY/ Il "colpo di coda" che può rovinare il piano della Bce

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Si sta parlando di un intervento da 500/550 miliardi, mentre Draghi aveva profilato un aumento delle “munizioni” della Bce fino a 1000 miliardi: la differenza è quindi sostanziale. Questi 500/550 miliardi potrebbero aumentare nella misura in cui fosse ridotto lo sforzo legato alla mutualizzazione e la somma venisse ripartita sulle singole banche centrali nazionali. Quest’ultima è una manovra molto pericolosa, nonché lo specchio di un’Europa incompiuta e che procede a velocità diverse.

 

Perché la ritiene una manovra pericolosa?

Perché ciò ripropone in modo chiaro la frammentazione dell’Europa. Tanto più ci si allontana dal modello della condivisione del rischio, quanto più torniamo a compiere un errore aggravando i problemi anziché risolvendoli. Non si riesce infatti a uscire dal rischio sovrano e dalla spaccatura interna tra i paesi più indebitati dell’area sud e quelli meno indebitati.

 

Quali potrebbero essere le conseguenze di un flop del Quantitative easing?

Sarebbero gravi, in primo luogo perché vorrebbe dire che abbiamo sprecato un’occasione storica. Dopo avere profilato la possibilità di una Bce che va a muoversi verso l’orizzonte della Fed, la montagna potrebbe partorire un topolino. Il rischio è che si riproponga un mercato interbancario nel quale i sospetti superino le certezze e la fiducia reciproca. Il mercato interbancario in questo modo non si sbloccherebbe, perché il Quantitative easing non si trasmetterebbe in modo adeguato sull’economia reale.

 

(Pietro Vernizzi)



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