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SPILLO/ La banca che fa “fallire” euro e mercato

Pubblicazione:giovedì 22 gennaio 2015

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Una notizia ha scosso i mercati la scorsa settimana. Una notizia la cui portata è stata sottovalutata da tutti i commentatori (almeno finora). La notizia è l’annuncio della Banca nazionale svizzera di non tenere più la propria moneta ancorata a un valore fisso di 1,20 nel cambio con l’euro. E l’euro è precipitato nel cambio passando in pochi istanti a 0,97 per assestarsi a 0,9941 alla chiusura di venerdì. Ma perché l’hanno fatto? I commenti più diffusi si sono concentrati sul fatto che “finalmente la banca centrale si è dovuta adeguare alle leggi del mercato”, tanto che i titoli di simili commenti a caldo erano del tipo “La Svizzera capitola”. Ma è vera capitolazione?

Innanzitutto occorre riguardare il film di questa storia dall’inizio, cioè quando nel settembre 2011 la Bns dichiarò che riteneva la propria moneta eccessivamente valutata nei confronti dell’euro (allora era poco sopra a 1,0) e stabiliva che il cambio adeguato era almeno 1,2 affermando che sarebbe intervenuta nel mercato dei cambi comprando euro. Questo annuncio portò il cambio a un movimento improvviso, speculare e contrario a quello accaduto lo scorso giovedì. Da allora fino a giovedì, per poco più di tre anni, il cambio Eur/Chf ha oscillato pochissimo, poiché l’euro non aveva alcun motivo per apprezzarsi nei confronti del franco svizzero, ma non poteva scendere sotto la soglia di 1,2 per i continui interventi della Banca centrale.

In questo modo la Bns ha difeso la propria economia, poiché un apprezzamento eccessivo avrebbe reso troppo caro per i turisti una vacanza in quei luoghi. E il turismo è una voce di primaria rilevanza nell’economia svizzera. Ma ora, dopo tre anni e una crescita continua, dovuta a un’economia strutturalmente sana e a una gestione monetaria finalizzata alla difesa di questa, stava provocando un certo surriscaldamento del mercato immobiliare, col rischio di provocare una vera e propria bolla. E così la Banca centrale ha preso una nuova decisione.

Non si tratta di una decisione indolore, soprattutto per alcuni operatori dei mercati finanziari. Infatti, forti del fatto che il cambio Eur/Chf non scendeva mai sotto il valore di 1,2, molti trader compravano in prossimità di tale valore, per poi trarre profitto da ogni oscillazione in alto del cambio. Questa situazione si è protratta per tre anni, dando confidenza di un’operazione della massima sicurezza (e l’illusione di un profitto sicuro e senza rischi).

Quando si è diffusa la notizia, molti trader erano con operazioni in acquisto in corso. Il cambio è precipitato nel giro di pochi secondi, ma nessuno ha potuto chiudere le posizioni (seppure in perdita) perché il cambio è divenuto improvvisamente illiquido, cioè senza controparti con le quali chiudere le operazioni. Del resto, se un prezzo precipita, chi è quel matto che si azzarda a comprare? Anche i più spericolati si fermano un attimo, per vedere dove la caduta del valore si ferma, prima di mettere un ordine di acquisto. E se nessuno si mette ad acquistare, nessuno osa essere il primo, per paura di rimanere con un pugno di mosche in mano.


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