BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ I "fuochi d'artificio" pronti per il Draghi-Day

Infophoto Infophoto

Ironicamente, sembra che un sempre crescente numero di banche centrali stia cercando attivamente di esportare deflazione, un fenomeno che però mette pesantemente a rischio gli investitori. Se infatti le politiche accomodanti degli istituti centrali e i prezzi bassi delle commodities hanno fallito nel far crescere Pil e inflazione, da qualche parte nel mondo la "dollar economy" sta per contrarsi ancora, sostanziando da un punto di vista fondamentale un chiaro segnale di rischio ribassista. Insomma, la Fed manda segnali ai mercati cercando di combattere i rischi impliciti che un Qe della Bce porta per il dollaro e la "dollar economy", visto che come vi ho dimostrato più di una volta l'azione congiunta della Bank of Japan e dell'Eurotower dal lato dello stimolo monetario non è in grado, a livello di volumi di acquisti, di mantenere in vita il boom oramai insostenibile di Wall Street. 

E veniamo proprio alla Bce, ora, visto che come in un film giallo mal recitato e peggio diretto, ieri si è tentato il doppio colpo di scena. Il membro austriaco del Consiglio dei governatori della Bce, Ewald Nowotny, ha infatti invitato i mercati a «non sovra-eccitarsi in vista del direttivo di domani (oggi, ndr), che sarà comunque interessante». Cosa vuol dire, il Qe non si fa? Si annuncia soltanto, ma si rimanda la sua attivazione? Non sarà l'attesa bazooka da 1 triliardo, ma un miccetta da meno di 500 miliardi? Mistero, ma già all'inizio di questa settimana anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel, aveva puntualizzato di non considerare questa come «la settimana del destino dell'euro» e anche diversi economisti stanno cercando di riportare alla realtà i mercati, avvertendoli sui rischi derivanti dal riporre un'eccessiva speranza nell'azione della Bce (meglio tardi che mai, io lo dico da sei mesi). 

Riflettendo, invece, sui precedenti programmi messi in campo dalla Bce per aumentare la liquidità, Nowotny ha ammesso - eufemisticamente - che gli effetti sull'economia «non sono stati granché». In particolare, «l'aver portato in territorio negativo il tasso sui depositi ha avuto effetti limitati»: ma va, ci ha messo un po' a capire che al netto della loro fragilità, delle sofferenze e dell'indigestione di bond che hanno fatto, le banche non prestano denaro a persone e imprese nemmeno se devono pagare qualcosa alla Bce per il deposito overnight, un porto sicuro a fronte di prestiti che vedono salire sempre più il numero degli insolventi. 

Quanto al pericolo di deflazione nell'area euro, il membro del board ha rassicurato che i rischi si sono allontanati, sebbene ci si debba preparare a un lungo periodo di bassi tassi di inflazione. Insomma, come vedete nel board della Bce non albergano proprio dei premi Nobel, quantomeno per elasticità mentale nel leggere i processi economici e le loro conseguenze in tempi che non siano biblici. Chi invece un fenomeno ha dimostrato di esserlo con i fatti è William White, oggi capo del Comitato di revisione dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e influente consigliere di Angela Merkel ma in precedenza capo economista della Banca per i regolamenti internazionali, ruolo ricoprendo il quale anticipò di tre anni gli eventi del 2008, compreso il crollo Lehman e scrisse un report proprio nel giugno 2008 nel quale prevedeva una crisi che sarebbe stata pericolosa e profonda come la Grande depressione. 

E cosa ha dichiarato a Davos l'altro giorno, parlando della situazione economico-finaziaria globale con il Daily Telegraph? «Siamo in un mondo pericolosamente disancorato, stiamo assistendo a vere e proprie guerre valutarie da parte di tutti, non so proprio dove andrà a finire questa situazione. Stiamo tenendo una tigre per la coda, visto che l'elastico dei fondamentali globali è stato tirato al massimo, gli eccessi sono in qualsiasi angolo del globo e oggi il debito combinato pubblico/privato è del 20% maggiore che nel 2008». E il Qe della Bce? «È destinato a fallire a questo livello e potrebbe anzi trasportare l'eurozona in difficoltà ancora più profonde. I rendimenti dei bond sovrani non sono mai stati così bassi dai tempi dell'epidemie della "Morte nera", quanto si può proseguire al ribasso? Il Qe non servirà a nulla, in particolare perché l'Europa e la sua economia dipendono molto più degli Usa dalle piccole e medie imprese e queste prendono i loro finanziamenti dalle banche, non dal mercato obbligazionario e queste ultime, anche dopo aver passato gli stress test, sono in modalità di riduzione del rischio, non intendono prestare soldi alle piccole imprese per una varietà di ragioni e il differenziale dei tassi di interesse sta salendo ancora». 

Questo grafico certifica la bontà dell'analisi di White, a detta del quale poi il Qe non è altro che una forma di svalutazione competitiva: «Anche i giapponesi stanno facendola in questo momento, ma nessuno può lamentarsi perché sono stati gli Usa a cominciare. C'è un rischio significativo che l'esperimento possa andare a finire male perché la Bank of Japan sta finanziando il 40% di tutta la spesa governativa e questo potrebbe portare, se il processo andrà fuori controllo, ad alta inflazione se non addirittura a iper-inflazione».