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SPY FINANZA/ I "fuochi d'artificio" pronti per il Draghi-Day

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Ricordate le parole del presidente della Fed di St. Louis, James B. Bullard, che ho riportato nel mio articolo di martedì? Oltre ad aprire la porta a un possibile Qe4 se questo fosse necessario, motivava così il suo giudizio: «Il Quantitative easing ha funzionato molto bene». Per chi, però? Direi che il primo grafico a fondo pagina mi esime dal dover approfondire la questione, parla da solo. Ciò che invece va approfondito, alla vigilia del Consiglio direttivo della Bce di oggi, sono i movimenti sottotraccia statunitensi in vista proprio del Qe europeo. 

L'altro ieri, infatti, Bullard è tornato a parlare e questa volta non a un convegno ma intervistato da Jon Hilsenrath del Wall Street Journal e ha lanciato un segnale chiaro ai mercati: accusando esplicitamente la politica non convenzionale della Bce di «aver fornito lo scorso anno l'aspettativa di un intervento che si è sostanziata in spinta al rally del mercato obbligazionario globale». A detta del numero uno della Fed di St. Louis, è giunto il momento per la Banca centrale Usa di «proseguire la strada verso un rialzo dei tassi, visto che a oggi il tasso di finanziamento principale è 400 punti base sotto il suo livello normale».

Direte voi, questo soggetto è palesemente bipolare, visto che solo venerdì scorso apriva le porte a un quarto ciclo di Qe e solo quattro giorni dopo chiede invece l'aumento dei tassi di interesse. No, è palesemente un paraculo, mi scuserete il francesismo. Per Bullard, infatti, «i tassi ai minimi non sono segno di debolezza nella crescita economica Usa, i cui dati invece sono abbastanza buoni e dobbiamo anche tenere conto dell'attuale situazione dei prezzi del petrolio... Penso che dobbiamo uscire dalla logica dei tassi a zero, visto che la costellazione di dati con cui stiamo facendo i conti in questi giorni non sono compatibili con una politica simile. Penso sia importante che cominciamo a normalizzare la situazione». Quindi? Quindi, minacciare di alzare i tassi da un giorno con l'altro è un altro modo di ottenere l'effetto Qe senza doverlo mettere in campo, visto che con l'aumento degli stessi si manda un segnale negativo ai partecipanti del mercato obbligazionario, spingendoli inconsciamente verso la grande rotazione da bond a titoli azionari e i corsi di Wall Street sono salvi. Ma, in tutta onestà, non mi sento di crocifiggere il povero Bullard per la sua incoerenza: al netto delle sue bugie, la situazione per l'economia degli Usa si sta facendo seria e lui, giustamente, mette l'interesse del suo Paese davanti a quello degli altri. 

Guardate il secondo grafico, mostra come sia di fatto in atto un vortice deflazionario sulla cosiddetta "dollar economy" - ovvero il Pil mondiale misurato in dollari - che ha portato a una contrazione record negli ultimi sei mesi, durante i quali si è registrato un collasso da 4 triliardi di dollari in termini nominali, il 5% del totale, al ritmo più veloce dal crollo di Lehman Brothers, quando la "dollar economy" perse 7 triliardi di dollari, pari al 10% del totale. Quindi, più il dollaro si apprezzerà, più questa dinamica tenderà ad aggravarsi: qualcuno tipo Bullard, mentendo, potrebbe chiamare questo fenomeno ripresa globale, io lo chiamo un segnale d'allarme quasi senza precedenti. 

E cosa potrebbe portare a un ulteriore rialzo del dollaro a breve? Esatto, il Qe della Bce e se il commercio denominato in dollari continua a rivalutarsi, le pressioni ribassiste sulla "dollar economy" saliranno su una base di quasi uno-a-uno, ciò ogni miglioramento della crescita del Pil nominale denominato in termini di valute locali subirà un offset e sarà annullato. E non solo: con un apprezzamento del dollaro, si sostanzierà anche un pressione ribassista ulteriore sui tassi d'interessi Usa, soprattutto a lungo termine, tanto che ieri il Treasury trentennale prezzava un rendimento record al ribasso del 2,35% e questo è un qualcosa che va a intaccare anche gli utili del settore corporate. 

 

 


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