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FINANZA/ Così l'Italia può usare il "bazooka" di Draghi

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È evidente che in tal caso la decisione di acquisto di titoli già in circolazione da parte della Bce, deve essere preceduta dalla definizione di criteri condivisi circa la ripartizione sia della quantità per Paese, sia del rischio proprio di ciascun debito sovrano.

Proprio con riferimento a questi criteri, la Bce, nella riunione di ieri ha deciso:

- di avviare fin dal prossimo marzo un programma di acquisto di titoli pubblici e privati (sono dunque comprese le misure di cui si è detto sopra sui covered bond e sugli Abs) per 60 miliardi di euro al mese, da realizzare fino al settembre 2016 e comunque fino a quando non saranno raggiunti gli obiettivi in termini di tasso di inflazione; il programma complessivo va oltre i 1100 miliardi di euro, dunque oltre le aspettative degli operatori; 

- di ripartire gli interventi per Paese sulla base della regola del "key capital", ovvero della quota di partecipazione di ciascun Paese al capitale della Bce: l'Italia è il terzo Paese, dopo Germania e Francia, con una quota pari al 12,3%; 

- di introdurre comunque dei limiti nell'acquisto dei titoli pubblici pari al 33% del debito del singolo paese e al 25% per ogni emissione;

- di adottare un criterio di condivisione del rischio (principio della mutualizzazione): per il 20% il rischio resta in capo alla Bce e per il restante 80% sulla Banca centrale nazionale del Paese interessato; viste le premesse, pare un buon compromesso;

- la scadenza dei titoli acquistati potrà variare dai 2 ai 30 anni.

Il ritardo col quale si adotta lo strumento, ritenuto dai più indispensabile e imposto dal deteriorarsi della congiuntura economica in tutta l'eurozona, ha consentito al mercato di anticiparne in buona misura gli effetti attesi: si è infatti già realizzato sia un sensibile deprezzamento dell'euro rispetto alle altre valute (dollaro in primis e da ultimo l'indispensabile abbandono della difesa del cambio da parte della Svizzera), sia una altrettanto sensibile riduzione del rendimento dei titoli pubblici in euro, cui si è accompagnata una riduzione del nostro spread. 

Dando per scontata un'immediata euforia sui mercati (borse in ascesa, cambio e spread in calo) quali le conseguenze per il nostro Paese? In teoria possiamo aspettarci conseguenze sicuramente positive: la svalutazione dell'euro favorisce le nostre esportazioni; la contemporanea discesa del prezzo del petrolio consente a un'economia di trasformazione come la nostra di accrescerne la forza competitiva; la maggiore liquidità che inevitabilmente si crea darà alle nostre banche maggiori opportunità di impiego in prestiti destinati a imprese e famiglie; la discesa dei tassi di interesse sul debito pubblico consentirà di proseguire con rinnovato impegno (ci auguriamo) le politiche di riequilibrio della finanza pubblica. 



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COMMENTI
23/01/2015 - Avremo prudenza e saggezza? (Luigi PATRINI)

Ma i nostri politici sapranno usare prudenza e saggezza nel gestire questi soldi? Credo che il dubbio sia legittimo visto che sia un esponente del PD (Gitti), sia uno del NCD (Lupi) manifestano dubbi sul modo (per via di Decreto Legge) e sul merito del provvedimento con cui il Governo ha deciso la trasformazione in SpA delle maggiori Banche Popolari. Gitti no, ma Lupi era al Consiglio dei Ministri: approvano in fretta e furia e il giorno dopo si pentono? E' un nuovo "legiferare creativo"? Certo Draghi ci ha dato un bel bazooka, ma sappiamo usarlo bene? La scelta di Draghi, attesa da tempo, può essere utile, se ben gestita; se torneremo ai vecchi metodi politici potrà portarci alla catastrofe definitiva, perché tanta liquidità darà alla testa a tanti, come una vera e propria droga. Speriamo che i nostri politici non si dimentichino di non ossequiare troppo quel "dio denaro" di cui qualche ora fa ci ha parlato ancora una volta con preoccupazione Papa Francesco.