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FINANZA E POLITICA/ Dietro il "nì" delle Popolari al blitz di Renzi

Pubblicazione:venerdì 23 gennaio 2015

Ettore Caselli, Presidente di AssoPopolari Ettore Caselli, Presidente di AssoPopolari

Non ha torto l’AssoPopolari quando accusa il governo italiano - in maniera neppure troppo velata - di affiancarsi a quei “poteri europei” che da anni premono per via regolamentare sulle banche territoriali italiane frenando e riducendo tutte le loro possibilità operative. Per di più - lo abbiamo sottolineato su          queste pagina alla vigilia del consiglio Bce di ieri - l’accelerazione di Palazzo Chigi “contro” le Popolari italiane è parsa coincidere con la necessità di offrire a Mario Draghi il massimo del supporto nello scontro finale con la Bundesbank e gli altri banchieri centrali del nord (“sì al Quantitative easing nell’euro in cambio di riforme vere”; e proprio ieri sono giunti a Renzi i complimenti espliciti di Angela Merkel).

Il termine di 60 giorni per la conversione del decreto sembra in ogni caso garantire tempi e modi per “reimpacchettare” in misura più concertata la riforma delle Popolari. Le Popolari - dopo il “nì” di ieri, quasi scontato - farebbero bene a tirare fuori in fretta lo studio sull’autoriforma della “governance” affidato a tre super-saggi come Alberto Quadrio Curzio, Piergateano Marchetti e Angelo Tantazzi. Poi sarebbe nell’ordine delle cose che tutti i consigli d’amministrazione delle 10 Popolari mettessero formalmente allo studio le aggregazioni che sono il fine sostanziale di politica creditizia del decreto. Se non proprio aprendo colloqui immediati con altre banche, ciascuna Popolare potrebbe chiamare un advisor: darsi tempo poche settimane per una “review strategica” della propria situazione.

Nel frattempo nel mese di febbraio tutte le Popolari presenteranno i loro consuntivi 2014: momento ideale per dire (ai mercati, al governo, all’opinione pubblica) come e perché i risultati sono stati raggiunti e come i singoli gruppi intendono muoversi in futuro. Nessuno si stupirebbe neppure se le Popolari si consultassero collettivamente con il governatore Ignazio Visco: in un vertice straordinario in Via Nazionale.

È ben scelta la parola “fantasia” al termine del comunicato: può sembrare un termine poco bancario, ma è esattamente ciò che Renzi ha chiesto alle Popolari: certo, strattonando e lacerando le grisaglie di presidenti e amministratori delegati, ma ora è l’unica arma che hanno per rispondere al blitz. Per veder trasformato, ad esempio, il decreto in disegno di legge. Per costruire un regime di governance diverso dall’attuale ma anche dalla Spa. Per allestire cantieri di fusioni e acquisizioni che mantengano - almeno inizialmente - azionisti di riferimenti nazionali (territoriali) alle “nuove Popolari”.



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