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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Il "patto della ribollita" che l'Italia non può sprecare

Renzi e Merkel (Infophoto)Renzi e Merkel (Infophoto)

Un'abilità manovriera notevole, quella di Draghi, anche se sotto la pressione drammatica degli eventi. Il presidente della Bce ha accettato un compromesso, cioè che l'80% delle eventuali perdite ricada sui singoli paesi. Una condizione imposta dalla Buba (la quale in realtà voleva che tutti i rischi fossero nazionali). Ma si tratta di uno scenario ipotetico. Perché se scoppia di nuovo una crisi sistemica ci sono solo due alternative: o si molla la moneta unica e tutti nell'immediato subiranno perdite pesanti, o per difenderla ciascuno dovrà assumersi un qualche onere più o meno grande. La Merkel lo sa o quanto meno se lo è fatto spiegare. E preferisce tacere piuttosto che dire la verità ai suoi seguaci con il dente avvelenato.

I mercati hanno capito bene la sostanza della svolta. Intanto a loro interessa che arrivino almeno mille miliardi in più (nel conto totale entrano anche gli acquisti di asset già realizzati, quindi i titoli nuovi ammontano non a 60, ma a circa 50 miliardi al mese ameno fino a settembre 2016). Ciò spinge in basso gli interessi e segna una vera tregua nella guerra degli spread, il che vuol dire spazio per investimenti anche a medio termine, soprattutto se l'euro rispetto al dollaro si tiene basso. 

Dunque, si è aperta un'opportunità notevole, forse unica, per il governo italiano. Una politica monetaria accondiscendente non basta per una solida ripresa, questo si sa. Tuttavia ne rappresenta la premessa. Adesso tocca alle riforme, dice la Merkel. Sì, ma non solo. Adesso tocca alla politica fiscale. La Germania può fare di più dal lato della domanda interna per consumi e per investimenti. Quanto all'Italia, deve correggere l'errore fondamentale commesso a partire dal 2011: un aggiustamento tutto a carico delle tasse e delle pensioni. Certo, la pressione degli eventi e il rischio di collasso rappresentavano un'attenuante. Ma, come ha scritto Alberto Mingardi sulla Stampa, la spesa pubblica in questi anni ha continuato a crescere: nonostante i piagnistei sui tagli, non si è interrotta quella spirale che in passato ha provocato la scalata micidiale del debito.

Per cogliere l'occasione che la svolta di Draghi offre, Renzi deve impostare la prossima manovra di politica economica riducendo le imposte, in modo progressivo, ma certo. Come finanziare l'operazione? Non con la solita tiritera della lotta all'evasione, ma con un rilancio serio della spending review sepolta colpevolmente nei cassetti del ministero dell'Economia. Di questo, però, non si parla. C'è da pensare a eleggere il nuovo presidente della Repubblica, è vero, ma l'euforia finanziaria svanisce nello spazio di un mattino e per varare una nuova politica economica non c'è più molto tempo.

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