BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Gli otto "nemici" del Qe targato Bce

Infophoto Infophoto

Sesto, il Qe colpisce le banche. Le banche commerciali stanno già affrontando il rischio di una contrazione sui margini dei tassi di interesse e sulla profittabilità, vista l’ormai quasi impossibilità di abbassare ulteriormente i tassi sui depositi, già oggi vicini allo zero, tanto che i tassi sui prestiti stanno collassando. L’esperienza della Danimarca, che è stata la prima nazione a introdurre tassi negativi sui depositi nel luglio 2012, ci mostra come le banche abbiano sofferto un’erosione dei loro margini di profitto, visto che i tassi sul prestito calavano più velocemente dei tassi di deposito.

Settimo, non solo le banche sono colpite. Il ridotto turnover e la minor liquidità ha colpito anche il trading sul reddito fisso presso le banche d’investimento negli ultimi anni e la Bce rischia di esacerbare questo trend, tanto che la mancanza di collaterale in Treasuries ha colpito già la scorsa estate il mercato repo Usa. La Bce sembra destinata a generare danni simili anche al mercato repo europeo, visto che il collaterale dei governi sarà ritirato a un ritmo pari a 45 miliardi di euro al mese da marzo in poi, il tutto aggravato dal fatto che, a differenza della Fed, la Bce si è spinta oltre e lo scorso giugno ha portato i tassi sui depositi in territorio negativo. E, ovviamente, rendimenti negativi vanno a incidere su volumi e liquidità del trading, visto che i partecipanti del mercato sono meno disposti e propensi a un trading su yield negativi. Sui mercati repo, i tassi overnight generali sul collaterale assicurato hanno mostrato alta volatilità tra i -15 punti base e zero negli ultimi sei mesi, il che significa che gli investitori che cercano di coprire posizioni short devono prendere a prestito cash a tassi negativi.

Tipicamente i tassi negativi sono prevalenti sui debiti governativi a breve termine, ma è ormai trend consolidato quello che vede anche maturities più lunghe, ovvero più di un anno di scadenza, aumentare il loro rating a tassi negativi (la Svizzera è negativa fino al maturity di 14 anni). Su stime di JP Morgan, circa 1,4 triliardi di euro di bonds governativi già oggi stanno tradando su rendimenti nominali negativi, la maggior parte dei quali sono riconducibili a governi della cosiddetta area “core” dell’Ue e fino alla scadenza dei cinque anni, come ci mostra il grafico a fondo pagina. Fino a giugno, ovvero quando la Bce ha imposto i tassi negativi sui depositi, il tasso di obbligazioni sovrane dell’area euro con scadenza superiore a un anno che tradavano in territorio negativo era virtualmente zero. Quindi, per ora la Bce ha fallito nel tentativo di innalzare il tasso di inflazione in modo controllato, quantomeno per quanto riguarda le metriche di dinamica dei prezzi su base stagionale e il timore è che nel tentativo di smuovere i processi formativi, Draghi arrivi al punto limite di attivare il cosiddetto “elicottero”, ovvero gettare soldi a pioggia, evoluzione che per quanto abbiamo detto finora non farà altro che portare al collasso del mercato ma a fronte di un risultato, cioè mandare in territorio negativo il 20% dei rendimenti di bond governativi europei.

Certo, c’è ancora l’80% di bonds sovrani che trada con coupons positivi ma per quanto? Per quanto, ad esempio, i fondi pensione e le assicurazioni continueranno a comprare - oltre a un diluvio di equities europee, le quali però attraverso i loro corsi rialzisti non attivano la leva del benessere a livello di redistribuzione - titoli di Stato i cui rendimenti flirtano sempre più con quota zero o addirittura negativi? E poi, per quanto il mercato sarà così sconnesso e drogato da mettere sullo stesso piano Svizzera e Germania (ma anche Usa) con Italia e Spagna a livello di investimento quasi risk-free dei loro bonds?