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ELEZIONI GRECIA/ Sapelli: Tsipras e le tre virtù che possono cambiare l'Europa

Pubblicazione:martedì 27 gennaio 2015

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La Grecia è stato il punto più grave e sensibile di quella tragedia. Governata da oligarchie plutocratiche estero vestite (è nella Costituzione il privilegio degli armatori di non poter pagare tasse) e da cleptocrazie partitiche nazionali di lungo lignaggio (i Karamanlis e i Papandreou ne sono i punti più visibili), la Grecia, culla della democrazia ma anche delle più spietate dittature, ha amplificato con la macchina del clientelismo diadico e di gruppo (partiti di massa ma a forma di grappoli neocaciquisti di gruppi e personali) una profonda disuguaglianza mascherata da sprechi pubblici dilaganti, atti a mantenere in vita quel regime oligarchico cleptocratico grazie al consolidamento esteso ma sottile della macchina tradizionale dei partiti. 

Poi vennero gli anni del cosiddetto default greco, dove si raggrumarono tutti i vizi di cui quelle oligarchie avevano infettato anche gli ultimi, anche i poveri, cercando di distruggerne persino l'anima. Il nuovo ciclo politico europeo che inizia in Grecia disvela tutto ciò. E lo fa in modo contraddittorio. Il Pasok scompare perché gli ultimi si infettano ma sono protetti da Dio, e possono esser aiutati a risollevarsi se trovano dei maestri. E il Pasok non ne aveva. I parassiti dell'oligarchia cleptocratica invece continuano a sperare che la loro natura saprofita possa continuare a riprodursi ed ecco che Nuova Democrazia di Samaras, ma in effetti dei vecchi Karamanlis, ottiene un bel risultato in mezzo alla catastrofe: il 28% vuole ancora continuare a vivere di clientelismo, di privilegi, di parassitismo. Naturalmente gli scogli affioranti delle vecchie ideologie della destra filofascista e della sinistra comunista staliniana e post-staliniana non possono che rinvigorirsi nella crisi (Alba dorata) oppure riaffermare caparbiamente se stesse (il Partito comunista greco un tempo chiamato "dell'esterno", perché aveva rotto con quello dell'interno eurocomunista e filoitaliano). 

La vittoria di Tsipras è l'inizio di un nuovo ciclo politico perché non è la vittoria di un gruppo estremista, ma, com'è stato evocato dal Financial Times, il giorno prima delle elezioni, realista, come il lungo articolo su Le Monde di Tsipras apparso anch'esso il sabato prima delle elezioni dimostra. Syriza eredita l'intransigenza anticlientelare, orgogliosa e nutrita da anni di riflessione autocritica, del Partito comunista "dell'interno", che ha trovato nuova linfa e vigore nei movimenti studenteschi di massa del 1995 contro la destra, contro il pericolo di un nuovo autoritarismo. Movimenti da cui i leader di Syriza sono nati così com'è accaduto in Cile, nel grande moto di rivolta universitario che ha portato la Bachelet alla vittoria presidenziale sotto la guida di una leadership femminile della gioventù comunista cilena. 

Syriza ha fatto ciò che solo die Linke in Germania è riuscita a costruire, l'intreccio di una solida base teorica che guida gli animi verso il realismo e il compromesso, che sono l'essenza dell'arte della politica, e il radicamento nei movimenti operai e sindacali e della povera gente. Naturalmente quest'intreccio ha costituito e costituisce un forte catalizzatore nelle classi medie impoverite e devastate dalle politiche neo-schiaviste, crudeli, ed economicamente pazzesche, della famigerata Troika.


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COMMENTI
27/01/2015 - Bellissimo,grazie Sapelli! (Rodolfo Spezia)

Speriamo che le speranze si realizzino,e che anche in Italia spuntino persone così.