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Economia e Finanza

ELEZIONI GRECIA/ Sapelli: Tsipras e le tre virtù che possono cambiare l'Europa

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Credo che sia stato raro nella storia del Novecento trovare un'insensibilità così grande di fronte alla sofferenza sociale come quella espressa dai banchieri e dai tecnocrati europei. Il mio ricordo va a quella sofferenza inflitta da Poincaré e dalla classe dirigente francese, dopo aver sconfitto la Germania nella Prima guerra mondiale, quando si rischiò di far morire di fame milioni di tedeschi, per le sofferenze imposte alla nazione sconfitta. Solo la compassione dei soldati inglesi che cominciarono a dividere le loro razioni con le famiglie tedesche ridotte alla fame - così ci raccontarono tanto Lord Keynes, quanto Francesco Saverio Nitti - facendo sollevare per lo scandalo la stampa nordamericana, costrinse i francesi a finirla con le loro angherie revansciste. Ora, se udiamo il ministro Schäuble e il banchiere Weidmann e vediamo i sorrisetti indifferenti della massaia sveva che guida di fatto l'Europa, capiamo che la tragedia si ripete, con attori diversi che ci insegnano che dalla storia e dal male, se non si ha pietà, non si impara mai nulla. 

Il nuovo ciclo politico europeo deve iniziare grazie a tre virtù: quella della pietà, ponendo le basi di una nuova solidarietà e condivisione di sovranità, dando vita a una grande conferenza internazionale sul debito, che veda protagonisti non solo gli stati europei ma anche gli Stati uniti e la Russia. La seconda virtù è quella della temperanza che Tsipras ha già iniziato a rendere manifesta alleandosi con un partito di centrodestra populista e schierato contro l'austerità tecnocratica europea. È una mossa molto intelligente, perché lascia spazio a un'opposizione di sinistra che può incanalare il radicalismo generato dall'ideologia e dalla sofferenza, e nello stesso tempo non lasciare l'opposizione sociale alla destra neonazista. Una mossa tattica di grande maturità, frutto di una profonda riflessione sulla storia greca, che quei vecchi capi eurocomunisti svilupparono in studi scientifici e che hanno ora consegnato a questa nuova classe dirigente di Syriza. 

La terza virtù è quella della speranza, a cui il leader vincitore si è, con un afflato molto cristiano, continuamente appellato. I miei venticinque lettori sanno che questa virtù, che è quella di Peguy, mi è particolarmente cara. Come la speranza, dobbiamo tornare bambini e camminare verso quel nuovo ciclo europeo che vedrà dapprima i vincitori greci negoziare realisticamente la fuoriuscita dall'austerità, e in secondo luogo generare una profonda trasformazione delle istituzioni europee. Una trasformazione che non potrà essere che quella di una poliarchia europea confederale ossia un'unione di stati, di nazioni europee che continuino ad avere una moneta unica ma riacquistino sovranità di bilancio e di spesa, come accade oggi nella piccola Svizzera e nel grande impero nordamericano. Ancora una volta la Grecia parla al mondo.

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COMMENTI
27/01/2015 - Bellissimo,grazie Sapelli! (Rodolfo Spezia)

Speriamo che le speranze si realizzino,e che anche in Italia spuntino persone così.