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Economia e Finanza

ELEZIONI GRECIA/ Sapelli: Tsipras e le tre virtù che possono cambiare l'Europa

Dopo la vittoria di Tsipras, spiega GIULIO SAPELLI, si può generare una profonda trasformazione delle istituzioni europee, in modo da creare una reale confederazione di Stati

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La vittoria di Syriza in Grecia deve essere l'occasione di una profonda riflessione sul nuovo ciclo politico che si apre in Europa dopo i circa 15 anni, possiamo dirlo, di fallimento della poliarchia europea. Se la poliarchia è la convivenza di rappresentanza territoriale espressa dalle assemblee elettive di ogni ordine e grado, e di quelli che io chiamo poteri situazionali di fatto (grandi imprese oligopolistiche e monopolistiche e tecnostrutture non elettive), occorre avere il coraggio di dire che tale poliarchia è nata pericolosamente sbilanciata verso i poteri situazionali di fatto ed è stata sinora un governo misto di oligarchia e di plutocrazia.

La prova di ciò risiede nell'assoluta mancanza di poteri direttamente compulsivi del Parlamento europeo eletto con gran clangor di buccine ma costretto a veder passare le sue leggi (sic!) attraverso il filtro tecnocratico della Commissione e del Consiglio europeo. Se si aggiunge poi il fatto, sociologicamente incontestabile, che gran parte di quella tecnocrazia non è mai solo oligarchia perché cooptata non per meritocrazia ma per omofilia e clientelismo, abbiamo il drammatico quadro del ciclo politico che forse ci stiamo lasciando alle spalle a livello europeo. 

È stata questa configurazione strutturale della poliarchia europea che ha creato all'interno della sua asimmetria costituzionale un'altra asimmetria. Mi riferisco a quell'asimmetria derivata dal regime demografico, dalla posizione geopolitica, dall'irrimediabile cultura di potenza che si è disvelata tra le medie potenze europee. Quando si sottraggono ai popoli le scelte, il peso della storia secolare è ancora più forte ed è ciò che è successo in Europa. Dopo il crollo dell'impero sovietico, ottanta milioni di tedeschi si sono trovati, dopo essersi potuti unificare grazie all'aiuto nordamericano negli anni Cinquanta e alla stupidità diplomatica franco-italiana negli anni Ottanta, a imporre il loro spirito di potenza in primo luogo contro la Francia e in secondo luogo contro l'Europa del Sud. 

L'aggregazione delle nazioni ex-comuniste dei paesi nordici al blocco teutonico era inevitabile. Il tutto alimentato da un'ideologia, quella liberista e di deregolazione della finanza, frutto delle neo-ideologie liberal socialiste di Blair e di Clinton, da un lato, e dal rinnovato vigore dell'ordoliberalismus tedesco, dall'altro, che è stato il cemento di una politica economica che ci ha portato al disastro. Un disastro che si è concretato già ben prima dell'emergere della crisi e che ha creato la bolla finanziaria che poi ci ha travolto nel 2008. 

Sin dall'inizio degli anni Novanta, nel contesto dell'ubriacatura della new economy e dell'irrazionale esuberanza borsistica, le banche anglo-franco-tedesche hanno alimentato colossali investimenti nell'Europa del Sud, che si sono aggiunti a quelli di derivazione europea attraverso i fondi strutturali che sono stati e sono, per intenderci alla svelta, una colossale Cassa del Mezzogiorno degenerata a livello europeo. Gran parte del debito dei paesi del sud Europa deriva da questa follia da iperinvestimenti che hanno alimentato a loro volta speculazioni finanziarie a debito a non finire e che hanno posto le basi per possibili default dei paesi del sud Europa.


COMMENTI
27/01/2015 - Bellissimo,grazie Sapelli! (Rodolfo Spezia)

Speriamo che le speranze si realizzino,e che anche in Italia spuntino persone così.