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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Gli "indizi" che portano la Grecia fuori dall'euro

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Due cose, essenzialmente: primo, il mercato greco ormai trada per i fatti suoi rispetto agli altri d'Europa, visto sia la dinamica di ieri, sia il fatto che un governo di estrema sinistra ed euroscettico - il quale vuole ridiscutere sia il debito che le politiche di austerity - che sia allea per governare con una formazione anti-europeista addirittura di destra fino alla settimana scorsa avrebbe fatto crollare tutte le piazze del Continente, mentre ieri no. Quindi, a mio avviso tutti hanno già prezzato il "Grexit", l'uscita di Atene dall'euro. Secondo, quel calo dei corsi azionari greci deve preoccupare, perché significa che l'aspettativa benefica del Qe per le banche elleniche tanto sbandierata dalle banche d'affari nei loro report è già svanita, incapace di sostenere un rally oltretutto creato da "dip-buyers", gente che oggi ha provato con Atene e domani magari si lancia su Brasile o Australia. Bisogna guardare in faccia la realtà signori miei e i suoi numeri: l'economia greca è crollata del 25% dal suo picco pre-crisi a metà del 2008, il tasso di disoccupazione è del 25,8%, ovvero stando a dati dello scorso ottobre 1,2 milioni di persone sono senza lavoro. 

E ancora, la Grecia è al terzo posto nella classifica europea per i paesi a maggior rischio di povertà ed esclusione sociale, stando a dati Eurostat, i quali confermano anche che il 23,1% dei greci nel 2013 era a rischio povertà. Stando alla Banca centrale greca, le sofferenze bancarie solo a 33,5% del totale dei prestiti erogati, per un controvalore di 77 miliardi di euro, mentre gli outflows di capitali patiti dalle banche greche negli ultimi cinque anni è di circa 70 miliardi di euro e il mercato azionario è crollato dell'83,9% dal 2008 a oggi. Ma non basta, stando a dati della Confederazione greca delle piccole e medie imprese, Gsevee, un'azienda su quattro ha chiuso dal 2008 a oggi, per un totale di 230mila fallimenti, mentre il ministero del Bilancio certifica che nel 2014 i lavoratori autonomi hanno visto aumentare l'imposizione fiscale di nove volte rispetto al 2009, mentre quella dei lavoratori dipendenti è cresciuta di sette volte rispetto a sei anni fa. Inoltre, l'Iva in Grecia è al 23% contro una media del 21,5% nell'eurozona e del 20,5% nell'Ue e, per finire in bellezza, sono oltre 100mila gli scienziati greci che oggi lavorano all'estero, stando a dati del Dipartimento di Economia dell'Università della Macedonia citati dal Wall Street Journal

Ecco il Paese che si troverà a governare il buon Alexis Tsipras, affiancato come ministro delle Finanze da Yanis Varoufakis, il quale intervistato a Bruxelles da Paul Mason per Channel4 nel corso della campagna elettorale aveva annunciato che con Syriza al potere «distruggeremo il sistema oligarchico greco». Accidenti, roba da pelle d'oca per i facilmente impressionabili ma non per i mercati, i quali guardano ad altro. E fanno bene, perché il distruttore di oligarchi, prima di portare a termine la sua epica battaglia in favore degli oppressi, dovrà mettere mano a conti pubblici, questi sì, capaci di far impallidire dal terrore anche Rambo. 

A differenza di quanto detto da Ubs, infatti, il budget statale greco sta già oggi patendo perdite per oltre 1 miliardo di euro nel primo mese dell'anno, quindi il nuovo governo - al netto degli oligarchi da cacciare - dovrà subito dare risposte per quanto riguarda i propri obblighi finanziari, prima fra tutti la copertura dei requisiti di liquidità e sui prestiti, oltre che il ritorno alla normalità per l'amministrazione fiscale, visto che di fatto i greci da fine 2014 hanno smesso di pagare le tasse. E sarà un po' dura per il cacciatore di oligarchi andare a battere i pugni sul tavolo dei partner europei e del Fmi con dati fiscali di questo genere, molto peggio di quelli mostrati solo un mese fa alla troika (non c'è niente da fare, questo vizietto i politici greci non lo perderanno mai). Ad esempio, il mitologico avanzo primario è già stato visto al ribasso all'1,5% del Pil dall'1,8% che però era già stato introitato nei calcoli del budget per quest'anno. Inoltre, questo stando a dati del General Accounting Office, al mancato introito fiscale di oltre 1 miliardo di euro previsto per questo mese va aggiunto quello del 2014 pari a 1,3 miliardi di euro, quindi con un gap fiscale sulla tassazione di 2,3 miliardi di euro: il tutto in uno scenario che per l'anno appena iniziato prevedeva un surplus di budget primario pari al 3% del Pil, roba che nemmeno un ubriaco...