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SPY FINANZA/ Gli "indizi" che portano la Grecia fuori dall'euro

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Ora, con numeri simili non solo ci sarà poco da fare i galletti sia con i partner Ue, sia con gli oligarchi da abbattere, ma vorrei proprio sapere come Tsipras e il buon Varoufakis potranno tenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale rispetto all'eliminazione di alcuni balzelli, come ad esempio quello sua proprietà (Enfia), che il governo precedente aveva già messo a bilancio per il budget del 2015. Insomma, legge finanziaria da riscrivere con nuovi numeri, temo anch'essi molto ispirati alla finanza creativa del buon Fausto Tonna, come d'altronde quelli dell'esecutivo guidato da Samaras. In compenso, ci sono altri numeri che di creativo non hanno proprio nulla, sono lì, incisi su pietra, a dimostrazione che Tsipras non fa paura ai mercati - i quali già prezzano il fatto che fallirà - ma ne fa molta ai cittadini greci. 

Stando a dati diffusi domenica sera da JP Morgan, infatti, nella settimana precedente al voto di domenica dalle banche greche sono stati ritirati nientemeno che 8 miliardi di euro, più di tutti gli outflows di dicembre e del resto del mese di gennaio insieme! Il tutto in un quadro da mani nei capelli per le banche greche, con l'Istituto centrale del Paese che nel mese di dicembre ha visto espandersi significativamente lo stato patrimoniale, avendo preso in prestito dalla Bce 11 miliardi di euro e portando il totale a 57 miliardi. Peccato che nello stesso mese gli outflows furono di "soli" 3 miliardi di euro, quindi i dati di gennaio ci parleranno di ulteriore denaro in arrivo da Francoforte non solo per tamponare le fughe di capitali, ma anche per ridurre l'accesso della Grecia ai mercati repo, come accade prima e durante la prima crisi. Certo, in dicembre le banche greche hanno preso in prestito solo 1 miliardo tramite il fondo di emergenza Ela e, stando al collaterale posto a garanzia di 23 miliardi, anche calcolando un haircut del 50% sui credit claims, in gennaio potranno ottenere almeno altri 10 miliardi, ma si tratta sempre di metadone e a tassi che non sono certo quelli della Bce. Tanto più che l'acquisto di fondi monetari offshore, leggi lussemburghesi garantiti dal buon Juncker, la scorsa settimana è salito alle stelle, con un totale di 206 milioni di euro tra lunedì e giovedì comparati ai soli 91 milioni della settimana tra il 9 e il 16 gennaio, i 54 della settimana tra il 2 e il 9 gennaio e i 107 totali per l'intero mese di dicembre. Insomma, se la cifra di 3 miliardi di outflows di depositi per il mese di dicembre è reale e quegli acquisti su mercati offshore rappresentano un buon proxy per le fughe di capitali, dobbiamo aspettarci che gli outflows di depositi saranno attorno ai 4 miliardi per le prime due settimane di gennaio più gli 8 miliardi della sola scorsa settimana. 

E dove finiscono quei soldi, se non vanno in Lussemburgo o Svizzera? Nei materassi, come ci conferma il grafico a fondo pagina: la quantità di banconote messa in circolazione dalla Banca di Grecia è infatti aumentata significativamente, +2,2 miliardi di euro in dicembre, dato che ci suggerisce come più del 70% dei prelevamenti dai conti greci finisca proprio nei materassi e come dei 27 miliardi in contanti usciti dai conti correnti dalla fine del 2009 a metà del 2012 solo la metà sia rientrata nel sistema bancario. Ma il fenomeno vuole abbattere gli oligarchi... Forse, prima, sarebbe meglio che facesse un bell'esamino di coscienza insieme al suo amico Tsipras e prendesse atto di questi altri dati riguardanti il suo Paese. Stando a cifre dell'ultimo World Economic Forum, la Grecia è 81ma nel ranking globale per la competitività; 77ma per indipendenza della giustizia, dopo lo Zambia; 81ma per la malversazione di fondi pubblici, dopo l'Armenia; 82ma per il diritto sulla proprietà, dopo il Gabon; 99ma per quanto riguarda il comportamento etico delle aziende, dopo l'Ucraina; alla posizione 109 per il favoritismo politico, leggi clientelismo, dopo il Brasile; 120ma per quanto riguarda la trasparenza dell'attività politica, dopo l'Ungheria; 126ma per l'efficienza della strutture legali nei casi di disputa, dopo Myanmar; 131ma per lo spreco di spesa governativa, dopo l'Egitto e 136ma per il peso delle regolamentazioni statali, dopo il Kuwait. 

 



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