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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Gli "indizi" che portano la Grecia fuori dall'euro

Viste le reazioni che ci sono state sul mercato, dice MAURO BOTTARELLI, Tsipras non fa paura a nessuno, se non ai greci stessi. E il Grexit sembra sempre più vicino

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La montagna del timore ha partorito il topolino della normalità. Nonostante la vittoria netta e l'accordo di governo lampo addirittura con un partito anti-austerity di destra (non avendo ottenuto la maggioranza assoluta in Parlamento per soli due seggi), lo spettro di Syriza pare abbia smesso di aleggiare sull'Europa e sia planato placido nella realtà politica del Continente, lasciando pressoché indifferenti mercati - tutti in rialzo, tranne Atene - e spread dell'eurozona. Insomma, chi si attendeva crolli biblici, impennate dei differenziali e fughe dall'euro con il franco svizzero e l'oro a livelli stratosferici è stato smentito. 

Due le ragioni, a mio modo di vedere: o l'atteggiamento da duro di Alexis Tsipras verso i creditori internazionali sulla rinegoziazione del debito è nient'altro che un bluff già scoperto da Commissione Ue, Bce e Fmi, oppure questi stessi soggetti hanno già prezzato un addio di Atene all'euro, di fatto offrendo il loro benestare all'ipotesi visto che di sistemico ormai la Grecia ha poco e che il prezzo più alto lo pagherebbe l'Eurotower e le istituzioni comunitarie, principali detentrici di debito ellenico ma non le banche o tantomeno il sistema Target2, quello che preoccupa la Germania perché vede sovraesposta la Bundesbank (e il quale invece già oggi prezza tensioni su Italia e Spagna). 

Insomma, Tsipras non fa paura a nessuno, se non ai greci stessi. Già, perché alcune criticità ci sono eccome, ma neppure stimatissime banche d'affari sembrano coglierle - o volerle cogliere, per essere più precisi -, tanto che Ubs resta overweight sul Paese, con più cautela sulle banche, mentre Credit Suisse vede un lieto fine dell'intera vicenda proprio grazie al Qe. A detta di Ubs, oltre alla sottoperformance dell'indice in Borsa (che di fatto crea opportunità di acquisto a basso costo), ci sono diversi argomenti a sostegno di uno scenario rialzista per l'equity ellenico tra cui l'outlook sulla ripresa economica del Paese, il surplus primario, la valutazione degli utili societari e la debolezza della moneta unica: balle e ve lo spiegherò tra poco, ma non cambia la storia in sé, ovvero Atene non spaventa gli altri ma solo se stessa. 

In primis, perché se Syriza, coerentemente con il programma elettorale, prendesse davvero in considerazione una qualche forma di ristrutturazione del debito privato (in particolare dei mutui residenziali) con lo scopo di alleviare la pressione fiscale sulle famiglie, uno scenario simile renderebbe necessari ulteriori accantonamenti per il settore bancario che potrebbero erodere la base di capitale. Ma anche in questo caso, il mercato prezza il fatto che le minacce di Tsipras resteranno tali, almeno per ora. Quanto ai bond greci di lungo termine, i titoli viaggiano il 13% al di sotto della mediana dello scorso marzo-settembre, incorporando nei prezzi un aumento del rischio di default tra il 13% e il 26%, a seconda delle ipotesi sul valore di recupero in caso di insolvenza: per Ubs tale rapporto è buono, soprattutto se si considera una probabilità di uscita dall'euro ampiamente inferiore al 5% e il rischio di inadempienza per le obbligazioni in mano agli investitori privati è dunque marginale. A detta degli analisti di Credit Suisse, poi, ci sarà comunque «un lieto fine in quanto il Quantitative easing della Bce contribuirà a stabilizzare le attese di inflazione nei 19 paesi, fornendo un ulteriore incentivo alla Grecia per cercare un accordo con la Bce, la Commissione europea e il Fmi». 

Fin qui la cronaca, ora passiamo ai numeri, alla "ciccia" come direbbero in Toscana. Guardate questo grafico: ci mostra l'andamento della Borsa di Atene e del decennale ellenico ieri e come vedete non rispecchia affatto le dinamiche di tutti gli altri mercati europei. Anzi, i titoli azionari hanno visto un crollo salvo risalire grazie agli acquisti dei cosiddetti "dip-buyers" - quelli che comprano durante i cali - ma poco dopo il corso della Borsa di Atene è tornato a scendere in linea con il prezzo dell'obbligazione sovrana. Cosa significa?