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SPY FINANZA/ La "tempesta" americana che preoccupa i mercati

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Quando questo succederà, infatti, la volatilità salirà almeno di due o tre notch, due o tre livelli. Inoltre, i periodi di rafforzamento del dollaro tipicamente portano a una cascata di ampi movimenti del biglietto verde sui vari cross di cambio, come ad esempio accadde nel 1997 con la crisi asiatica che si sostanziò attraverso l 'accelerazione di una serie di effetti domino (prima la Thailandia, poi la Corea del Sud), dovuti ai pesanti legami tra le valute nazionali e il dollaro che portò quei Paesi a indebitarsi molto in valuta statunitense non avendo però sufficienti riserve monetarie. A volte i movimenti valutari molto ampi sono il risultato unicamente di una cattiva gestione esacerbata dal grado di legame tra la valuta nazionale e il dollaro, vedi il Brasile negli anni Ottanta oppure la disintegrazione dell 'Unione Sovietica nel 1991, fatto che determinò i collassi multipli di molte monete verso il dollaro in modalità addirittura emergenziale. L 'ultima significativa ondata di rafforzamento del biglietto verde è arrivata con il collasso di Lehman Brothers, visto che le banche furono colte di sorpresa quando erano quasi tutte short sul dollaro e long su mercati rischiosi come quelli emergenti. 

Ora guardate questi i primi due grafici a fondo pagina, ci mostrano il numero di valute con movimenti del 40% e del 10% contro il dollaro negli ultimi dodici mesi: come potete valutare da soli, quelle con scostamenti del 10% sono vicine ai massimi storici, mentre quelle nel range di calo del 40% stanno lentamente aumentando, esattamente come accadde nelle precedenti ondate di rafforzamento del dollaro. E con i prezzi del petrolio collassati che hanno lasciato nell 'insostenibilità un sistema basato su prezzi alti o con valutazioni monetarie estreme che creano ingestibili shock deflazionistici, il numero di larghi scostamenti valutari potrebbe sorprenderci ancora una volta al rialzo e trovarci impreparati, come il franco svizzero ci ha dimostrato. Il tutto, poi, in un contesto globale che è di pre-recessione, come ci dimostra l 'ultimo dato del mio indicatore macro preferito, ovvero le vendite a livello globale di Caterpillar, leader mondiale nei macchinari per edilizia, costruzione e altre attività industriali, per il quarto trimestre del 2014. 

Dubito servano miei commenti, il terzo grafico parla da solo. In compenso giova sottolineare che per quanto riguarda l 'anno in corso i ricavi erano attesi attorno ai 55 miliardi di dollari e invece sono solo a 50 miliardi, mentre gli utili per azione erano nell 'ordine dei 6 dollari nelle previsioni e invece saranno soltanto di 4,75 dollari per azione, un qualcosa che su cui gravano costi di ristrutturazione per 150 milioni di dollari, pari a 0,15 per azione. La quale in Borsa sta schiantandosi, essendo entrata nel range più basso degli 80 dollari, giù di circa 30 dollari dai recenti massimi, questo nonostante Caterpillar abbia dato vita a un buyback da 4,2 miliardi di dollari di propri titoli nel 2014. 

E tanto per darvi un altro dato, anch 'esso tutto statunitense, ieri sono usciti i dati relativi ai nuovi ordini di beni durevoli: bene, soltanto 1 economista su 57 interpellati si attendeva un dato negativo e il consensus era per un +0,3% dopo il calo dello 0,7% del mese scorso. È andata così? No, per la gioia di Barack Obama, il dato di dicembre è stato del -3,4% e quello di novembre è stato drasticamente rivisto al ribasso a -2,1%, il livello peggiore dal marzo 2014. E sempre ieri, guarda caso, a un quarto d 'ora dall 'apertura di Wall Street, la Borsa Usa comunicava che era stata richiesta l 'applicazione della Rule 48 in fase di apertura proprio per arginare gli eccessi di volatilità, legislazione che comprende la possibilità da parte dei market makers di sospendere le contrattazioni anche secondo criteri diversi da quelli adottati dai blocchi automatici. Ma se la mega-tormenta è stata ridimensionata a nevicata normale, perché farlo? Proprio per il combinato di scarsi risultati presentati dalle aziende come Caterpillar e Microsoft rispetto agli utili e del dato sui beni durevoli, non a caso in apertura il Dow Jones si schiantava a -1,60%, giù di 500 punti dai massimi euforici di venerdì scorso. 

 

 

 


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