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SPY FINANZA/ Le nuove mosse nella guerra del petrolio

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Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto)  Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto)

Nel lungo termine, alcune aziende come Gazprom e Rosneft potrebbero aver bisogno di finanziamento per mantenere i piani di investimento e abbattere il debito, ma quei soldi potrebbero arrivare dallo Stato, forte di riserve valutarie strategiche ancora importanti. E anche con un ambiente operativo ancora più avverso - ad esempio con il cross rublo/dollaro a 70, un taglio del 20% del capex e niente pagamento dei dividendi -, la forte posizione di partenza delle aziende russe potrebbe permettere un 2015 relativamente tranquillo anche con il prezzo del barile a 40 dollari. Insomma, visto che il rublo continua ad aggiustare lo shock determinato dal calo del prezzo, le preoccupazioni di molti analisti e investitori sullo stato di salute dell'industria petrolifera russa sono destinate a rimanere più un mito che una realtà. 

Certo, bisogna non prendere tutto come oro colato, visto che Goldman Sachs potrebbe avere molte azioni di quelle aziende in portafoglio e vorrebbe venderle prima che sia tardi, quindi imbonendo il pubblico con report dai toni ottimistici, ma penso che questa volta non sia il caso, almeno non totalmente. Primo, perché proprio il presidente di Goldman Sachs Group, Gary Cohen, ha pronosticato un ulteriore calo delle quotazioni fino a 30 dollari al barile, «la visione di lungo termine più al ribasso» per un mercato che a detta del banchiere «è molto complesso e duro visto che consumatori e nazioni produttrici sono in posizioni differenti rispetto a quelle che occupavano fino a pochi anni fa». Secondo, perché martedì pomeriggio, mentre Wall Street si schiantava al suolo a causa delle pessime notizie sugli utili di molte grandi aziende e sul dato dei nuovi ordini di beni durevoli, ecco cosa facevano il cross rublo/dollaro e la Borsa di Mosca, come ci mostrano i primi due grafici a fondo pagina. La valuta russa aveva quasi azzerato tutte le perdite e i dip-buyers, quelli che l'altro giorno compravano le banche greche, davano vita a una rotazione dall'azionario Usa a quello moscovita, riportando l'indice in verde dopo il downgrade di Standard&Poor's. 

C'è poi dell'altro a rafforzare la posizione russa nella guerra petrolifera, ovvero il fatto che per il nono mese di fila a dicembre Mosca ha comprato oro fisico e lo ha fatto per 20,73 tonnellate, portando il totale a 1.208,23 tonnellate, la quinta riserva aurea al mondo e se il trend continuerà questa potrebbe crescere quest'anno di un altro 20,6%. Insomma, un bene fisico accumulato in grande quantità che può sostenere sia il rublo che l'economia russa che la percezione di solvibilità delle finanze statali, al netto dei downgrade delle agenzie di rating. Inoltre, è di ieri la notizia che il governo russo intende dar vita a un piano per stimolare l'economia reale attraverso prestiti e la creazione di un bad bank, sul modello di quelle nate in Occidente dopo il picco della crisi finanziaria. Le misure includono 300 miliardi di rubli che passeranno dal fondo sovrano National Wealth Fund alla banca a controllo statale Veb per incoraggiare il credito verso le imprese e un triliardo di rubli per sostenere il sistema bancario attraverso la vendita di debito russo. Domani, invece, nel corso della riunione della Banca centrale verranno discussi tempi e termini della creazione della bad bank dove verranno trasferite le sofferenze bancarie degli istituti di credito, al fine di liberare i bilanci dalla liabilities e generare credito verso l'economia reale. 

Chi invece potrebbe aver sottovalutato l'eccessiva finanziarizzazione che ha compiuto del petrolio come asset più che come commodity sono gli Usa, i quali al netto della sempre maggiore chiusura di giacimenti e dell'aumento delle riserve strategiche di petrolio convenzionale, visti i recenti dati che vi ho offerto sulla potenziale limitatezza del fenomeno shale oil, rischiano di farsi male e di accelerare il ritorno della volatilità sui mercati, un fenomeno di cui abbiamo parlato ieri e sostanziatosi pesantemente su Wall Street martedì in apertura di contrattazioni. 

 

 



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