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SPY FINANZA/ Le nuove mosse nella guerra del petrolio

Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto) Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto)

Nei giorni scorsi vi ho parlato dell'enorme sovravalutazione della Borsa Usa rispetto alle medie storiche, soprattutto per quanto riguarda la ratio tra prezzi dei titoli e utili. Il problema è che gli utili a cui si fa riferimento quando si calcola questa ratio sono determinati dal cosiddetto "Forward Price Earning", ovvero un rapporto il cui numeratore è dato dal prezzo di mercato ma il denominatore è la media delle aspettative degli analisti per quanto riguarda gli utili nei 12 mesi successivi. Bene, come ci dimostra il primo grafico a fondo pagina, il "Forward Price Earning" attuale per l'indice Standard&Poor's 500 è a 16.6, livello toccato l'ultima volta il 14 marzo del 2005, quando il prezzo di chiusura dell'indice fu di 1206,83 punti e il "Forward Price Earing" era a 72,65 dollari. Bene, il 31 dicembre a oggi la ratio prezzo/utili a 12 mesi era a 16.2 ma da allora l'indice S&P's 500 è cresciuto solo dello 0,2%, mentre le stime Fpe sono scese del 2,2%, ovvero il calo della voce utili ha fatto salire la ratio price/earning al 16.6 dal 16.2 di inizio trimestre. 

Cosa ha guidato quel calo nelle stime a dodici mesi? Il settore energia, quello che ha patito il calo maggiore tra i dieci comparti presente nell'indice da inizio anno in poi, un -27,3% che ha portato la stima da 35,35 dollari per azione a 25,69 dollari per azione: nessun comparto in questo periodo ha registrato un calo superiore all'1,6%. Ma nonostante il crollo delle quotazioni delle società legate al comparto, il calo degli utili e delle aspettative future sugli utili hanno mandato i multipli sulle montagne russe a una media di 22, esattamente a 22,4 da 16.6 di fine dicembre, come ci mostra il secondo grafico, rendendo il comparto energetico quello con la più alta ratio prezzo/utile di tutti i dieci settori dell'indice S&P's 500. 

Ma cosa è successo, quindi, visto che l'attuale ratio P/E è di 16.6, a inizio anno era 16.2 e l'indice newyochese è salito pochissimo, quasi zero? Gli analisti chiamati a preparare il "Forward Price Earning" per il settore hanno abbassato un po' le previsioni per il prossimo trimestre ma hanno mantenuto a livelli record quelle dei tre successivi, nell'attesa di non si sa quale sviluppo che faccia mutare la situazione (leggi un movimento inaspettato del prezzo del petrolio che si consolidi al rialzo). Insomma, gli analisti hanno previsto un Eps a 30,09 dollari per il quarto trimestre del 2014, a 28,35 per quello in corso e oltre quota 30,09 dollari per i tre restanti trimestri di quest'anno. In base a cosa? Non si sa, loro stime e aspettative, di fatto in contrasto con quelle di operatori e regolatori del settore, non ultimo il governo saudita. 

Il problema è che stando a questo quadro, ci sono due sviluppi possibili: o nei prossimi trimestri il rapporto P/E è destinato a salire anche con prezzi costanti o in calo dello S&P's 500, a meno che non ci sia un nuovo crollo oppure un qualsiasi evento non previsto riporterà immediatamente il rapporto P/E alla realtà di mercato, cioè ai massimi storici e a una sovravalutazione senza precedenti della Borsa americana. In ogni caso, un azzardo non da poco visto che se qualche fatto inaspettato dovesse portare i livelli di rapporto P/E sopra quota 20, l'effetto psicologico sugli investitori sarebbe quello di guardare all'anno 2000 e all'esplosione della bolla dot.com, quando quella ratio era arrivata a 26. Ma in attesa di qualche atto o pratica manipolatoria all'orizzonte, per rientrare in un novero di normalità e prezzatura reale, il rapporto prezzo/utili coerente sullo S&P's 500 dovrebbe essere all'incirca 15, valore che porterebbe la quotazione dell'indice a 1650 punti circa, dagli attuali 2030 circa. Insomma, una gran bella correzione dei corsi, più che altro un vero e proprio crash: fortuna che poi è la Russia a dover tremare per il calo del prezzo del petrolio. 

Guarda caso, lunedì da New York è arrivata la notizia dell'arresto di tre spie russe, due delle quali poi si è saputo non essere più su territorio Usa da tempo, le quali avrebbero tentato di ottenere informazioni economiche sensibili sull'impatto delle sanzioni contro Mosca, su un accordo riguardante il mercato aeronautico ma soprattutto sul funzionamento della Borsa Usa, nella fattispecie l'utilizzo degli Etf e del trading ad alta frequenza per destabilizzare il mercato. Stando a quanto reso noto dal Dipartimento della Giustizia, i tre sarebbero Evgeny Buryakov, detto "Zhenya", Igor Sporyshev e Voctor Podobnyy e avrebbero agito come agenti di intelligence sotto copertura su mandato del servizio segreto estero russo a New York City: in particolare, Buryakov, di professione dipendente di una banca russa, avrebbe dovuto carpire informazioni da passare poi a un ente d'informazione legato al governo russo su quelle tre specifiche materie.