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SPY FINANZA/ Le nuove mosse nella guerra del petrolio

Pubblicazione:giovedì 29 gennaio 2015

Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto) Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto)

Stando all'Fbi, la prova regina del complotto si troverebbe nella trascrizione tradotta di una telefonata tra Buryakov e Sporyshev e qui inizia veramente la parte ridicola della faccenda, se non stessi parlando di una cosa grave e che potrebbe avere sviluppo molto seri nella sua finalità ultima. Buryakov chiede: «Puoi chiedere degli ETF... E-T-F-E, la Borsa», Sporyshev risponde «Sì, va bene» e Buryakov continua «Come sono usati, i meccanismi di utilizzo per destabilizzare il mercato». E sapete qual è a questo punto la risposta di Sporyshev? «Meccanismo - di - utilizzo - per - la stabilizzazione del mercato in condizioni moderne». E la Buryakov ribatte: «Destabilizzazione» e Sporyshev risponde «Ah». Fine della pantomima con Buryakov che rincara: «Poi chiedigli cosa pensano della limitazione dell'utilizzo di robots per il trading... E puoi anche chiedere a proposito del potenziale interesse dei partecipanti alla Borsa verso prodotti legati alla Federazione russa». 

Ora, a parte che anche un bambino capirebbe che un dialogo del genere è totalmente incredibile se attribuito a quelli che ci vengono descritti come agenti segreti russi operativi e sotto copertura negli Usa, quindi gente di primissimo livello, sarebbe il caso che all'Fbi leggessero il libro campione di incassi "Flash boys", scritto da Michael Lewis e dedicato proprio al mondo oscuro del trading ad alta frequenza, per scoprire che a detta dell'autore - mai smentito - un consistente numero delle persone assunte dalle banche di Wall Street per mettere in piedi la tecnologia necessaria all'high-frequency trading era proprio di nazionalità russa! Pensate che abbiano bisogno di mandare una spia a fare domande a broker e trader per capire come schiantare un mercato che grazie a quella tecnologia ha già vissuto un flash crash spaventoso e ora viaggia su multipli di ratio che ne fanno il più sopravalutato al mondo, quindi a forte rischio di esplosione se qualcosa va storto? Un dubbio: visto il punto di quasi non ritorno cui è giunto il mercato equities Usa e l'impossibilità, almeno diretta e pubblica, di intervento ulteriore della Fed e che la "oil weapon" e le sanzioni non stanno affatto funzionando nella lotta contro Mosca (e anzi l'arma petrolifera si sta ritorcendo contro Washington), gli Usa non staranno magari preparandosi a dare la colpa del prossimo, imminente crash della Borsa al trading ad alta frequenza e alle spie russe, quindi al Cremlino? 

Sembra davvero una spy-story di quart'ordine degli anni Settanta ma a me mette i brividi, vista la posta in palio per gli Usa in questo momento: ovvero, l'esistenza stessa del loro sistema finanziario e il suo ruolo a livello geopolitico. Pensate che esageri? Ecco cosa scriveva nel suo ultimo report agli investitori Crispin Odey, capo del fondo speculativo Odey Asset Management: «Penso che il mercato equities sarà devastato. Le principali economie stanno entrando in un recessione che verrà ricordata per i prossimi cento anni, quindi il mio consiglio è quello di cogliere l'opportunità ribassista molto netta per andare short sui titoli azionari, un'opportunità grande almeno come quella palesatasi nel biennio 2007-2009. Siamo nella prima fase della rotazione al ribasso ed è troppo presto per dire quando accadrà, visto che un cambiamento di questa magnitudo porta con sé nelle prime fasi solo nebbia e oscurità». 

Da oggi, al netto delle decisioni del comitato monetario della Fed, potremo capire qualcosa di più. Una cosa è certa, però: nel caso - come già proposto lo scorso agosto dalla Gran Bretagna - oggi i ministri degli Esteri dell'Ue dovessero minacciare la limitazione delle operazione della Russia attraverso il sistema di transazione bancaria internazionale Swift, «la nostra reazione economica e sul piano generale sarà senza limiti», ha tuonato ieri il premier, Dmitry Medvedev. E la Russia sta già cercando di creare il suo sistema di pagamento interbancario internazionale, tanto che Ramilya Kanafina, vice-direttore del Dipartimento per il sistema di pagamento nazionale della Banca centrale russa, ha confermato come questo potrebbe già essere operativo dal prossimo mese di maggio. 

Unite a questo il piano per creare un sistema di pagamento bilaterale in valute nazionale, bypassando quindi il dollaro, allo studio da parte di Russia e Iran e capite da soli che l'America potrebbe davvero alzare la posta. E di molto.



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