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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I trucchi che fanno "tirare" i mercati

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E poteva forse mancare l’eurozona in questo novero di rinnovate preoccupazioni? No, ovviamente. L’indice Pmi italiano di dicembre è infatti sceso a 48,4 dai 49 di novembre, così come quello della Francia (a 47,5 da 48,4), mentre il Pmi tedesco si assesta a 51,2 punti (come il consensus), ma leggermente peggiore delle attese, invece, è stato il dato Pmi manifatturiero della zona Euro (50,6 rispetto a 50,8). «Ancora una volta le imprese manifatturiere dell’Eurozona hanno registrato una stagnazione dell’attività. Di conseguenza il 2014, iniziato positivamente, è lentamente peggiorato sino allo stallo durante la seconda parte dell’anno», ha osservato il capo economista di Markit, Chris Williamson, puntualizzando che la debolezza della produzione, assieme alla scarsa crescita del settore dei servizi segnalata dalla stima preliminare, suggerisce che durante il quarto trimestre l’economia dell’Eurozona è cresciuta di appena lo 0,1%.

Per l’esperto, la crisi in Ucraina e il rinnovato pessimismo circa le abilità degli strateghi politici dell’Eurozona nel ravvivare le sorti dell’economia della regione, hanno incrementato l’incertezza, causando una maggiore avversione al rischio e una riduzione dei piani di espansione da parte delle imprese. Comunque, sia in Spagna sia nei Paesi Bassi e in Irlanda, dove la produzione manifatturiera e le esportazioni hanno continuato a crescere, continuano a essere presenti alcuni segnali positivi.

Totalmente differente la situazione in Francia, Italia, Austria e Grecia, dove la contrazione dei nuovi ordini ha avuto il suo impatto sulla produzione: rimane, infine, fonte di forte preoccupazione l’attuale debolezza del settore manifatturiero della Germania, anche se la prima crescita dei nuovi ordini in quattro mesi indica che il livello della componente potrebbe cambiare tendenza. «Tuttavia, se tutto va bene, dovremmo osservare una crescita maggiore durante i prossimi mesi. I costi minori, collegati al crollo del prezzo del greggio, stanno aiutando i manifatturieri a ridurre i loro prezzi di vendita. Inoltre, la contrazione del prezzo del carburante dovrebbe favorire il consumo da parte dei clienti», ha sottolineato Williamson, precisando che aumentano le speranze di stimoli politici più aggressivi da parte della Bce nel 2015, dopo aver valutato gli interventi in atto.

Ed ecco che torna il concetto manipolatorio delle banche centrali, questa volta esplicitato dalle recenti dichiarazioni del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, che in un’intervista al quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt ha spiegato che i rischi sulla capacità dell’Eurotower di adempiere al proprio mandato di stabilità dei prezzi sono aumentati nel corso degli ultimi sei mesi.

Draghi ha così affermato che l’Eurotower si sta preparando a «modificare il volume, le tempistiche e il contenuto delle misure di stimolo agli inizi del 2015, se necessario, per rispondere a un periodo di inflazione troppo bassa», ma ha rimproverato i governi europei per la lentezza nelle riforme. Guarda caso, al netto di condizioni macro da mani nei capelli, le dichiarazioni del governatore hanno fatto in modo che il rendimento del Btp decennale abbia aggiornato il minimo storico all’1,803% ieri mattina, con lo spread Btp/Bund in netto calo a 126 punti base, mentre il costo di finanziamento del Bonos spagnolo ha toccato l’1,53% e il differenziale con il bond di Berlino è andato addirittura sotto quota 100, a 99 punti base.

Insomma, follia allo stato puro stante i fondamentali macro di Madrid, ma tant’è, nel nuovo regime finanziario generato dalle Banche centrali, il concetto stesso di libero mercato è stato eliminato. Ora attendiamo la riunione del board del 22 gennaio per vedere se quello di Mario Draghi è l’ennesimo bluff per guadagnare tempo o se davvero comincerà a monetizzare il debito sovrano dell’Ue. Ipotesi ora non più troppo peregrina e che potrebbe vedere l’Ue trasformarsi in tempi rapidi in un nuovo Giappone, visto che comprare obbligazioni governative quando lo spread tra Bonos e Bund è sotto quota 100 appare tutto tranne che un qualcosa di utile per innescare crescita. Staremo a vedere.

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