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FINANZA E POLITICA/ "L'alleato" che può aiutare l'Italia contro la Germania

Pubblicazione:sabato 31 gennaio 2015

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Doveva innescare una nuova tempesta perfetta, invece la vittoria di Syriza ha fatto sobbalzare le borse per un paio di giorni, poi da giovedì i mercati si sono calmati, anche ad Atene. Come mai? Sono stati allarmisti prima e ingenui poi? I segnali che vengono dal nuovo governo greco restano confusi e contraddittori: da una parte blocca le privatizzazioni, compresa la vendita del Pireo ai cinesi arrivati nel 2010 quando tutti (a cominciare dalle banche tedesche) scappavano; dall'altra invia degnali distensivi all'Ue, spiega che non vuole scardinare nulla, ma alleggerire un peso che sta schiacciando il Paese. 

Al presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijesselbloem, nell'incontro ad Atene, Alexis Tsipras e il ministro delle finanze Yani Varoufakis hanno presentato le linee secondo le quali dovrebbe avviarsi la trattativa: allungamento delle scadenze del debito, alleggerimento degli interessi che dovrebbe essere mantenuti in una forchetta tra l'1 e l'1,5% nel lungo periodo, riduzione del surplus primario, oggi previsto al 4,5% del Pil, all'1%, introduzione di una clausola della crescita alla quale collegare la restituzione del debito. L'inviato europeo non può che alzare lo scudo, ma sa bene che su alcuni punti qualificanti la Grecia potrebbe spuntarla. È esattamente ciò che ha convinto i mercati a non picchiare duro, tanto più in quanto esistono alcune tendenze di fondo, veri e propri cambiamenti strutturali, che sulla carta aiutano il negoziato greco: la deflazione, la politica monetaria della Bce, il ritorno della crescita e una riduzione dei macrosquilibri mondiali, per esempio tra Stati Uniti e Cina. 

I dati sui prezzi al consumo forniti ieri, -0,6% a gennaio, mostrano che l'Eurozona è in deflazione. Inutile baloccarsi con eufemismi come disinflazione, a ottobre c'era un segno positivo (+0,4%) e in quattro mesi si è perso un punto percentuale. Se si escludono i prezzi dell'energia, il nocciolo duro dell'inflazione è ancora allo 0,6%, ma continua a scendere anch'esso mese dopo mese. Gli effetti positivi (prodotti a buon mercato) vengono superati da quelli negativi: spinge ad astenersi dagli acquisti in attesa che i prezzi scendano ancora, fa diminuire i profitti insieme alla domanda e rischia alla lunga di non ripagare i costi; ma soprattutto aggrava il peso del debito. Per paesi come la Grecia o l'Italia è una sciagura. 

Dunque, rinegoziare i tempi e gli interessi da pagare è del tutto ragionevole. Gli accordi debbono essere rispettati, ma quegli accordi sono stati stipulati quando non c'era la deflazione. Oggi lo scenario è diverso anche rispetto al 2012 quando la Grecia ha ottenuto condizioni migliori rispetto a quelle capestro del 2010.


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COMMENTI
31/01/2015 - Siamo messi male! (Carlo Cerofolini)

Non c’è niente da fare, nessuna Nazione può prosperare nel benessere e nella democrazia senza un forte abbattimento della spesa pubblica improduttiva e del satanismo fiscale e burocratico e senza che vi sia una giustizia efficiente ed efficace che tuteli gli onesti cittadini e non sia sempre sbilanciata verso i Caino di turno. Quindi siamo messi male!