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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Dagli Usa al Giappone i "falsi miracoli" delle banche centrali

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E sapete come ha reagito la Bce non solo a questo dato ma anche agli appunti di Nick Hayes citati poco fa? Con una perla del solito Benoit Coeure, membro del Consiglio direttivo dell'Eurotower, a detta del quale «il Qe funzionerà perché è di grandi dimensioni». Alcuni cervelli chiamati a risolvere situazioni decisamente complesse e che riguardano il destino di qualche decine di milioni di persone, lo sono meno. E la Fed, il motore immobile degli ultimi sei anni di economia e finanza mondiale, nonché dei nuovi record borsistici creati su multipli da manicomio criminale, cosa fa? Mercoledì l'istituto guidato da Yanet Jellen ha riunito il Comitato monetario, il mitologico Fomc e tenuto i mercati con il fiato sospeso fino a quando non è stato reso noto il comunicato ufficiale del meeting. Il timore, nemmeno a dirlo, era quello di un segnale che facesse presagire un anticipazione dell'aumento dei tassi di interesse dallo zero attuale. 

Cos'ha deciso, quindi? Con una sola parola, la Federal Reserve ha aggiunto un elemento significativo al testo diffuso alla fine della sua riunione: nella frase in cui dice di monitorare l'andamento dell'inflazione e dei trend di mercato, la banca centrale americana fa notare che sta monitorando «sviluppi internazionali», mentre a dicembre aveva parlato solo di sviluppi. Così facendo l'istituto guidato da Janet Yellen fa capire che un rallentamento delle economie estere sta in un certo senso condizionando il suo ottimismo in merito all'economia Usa e gli «sviluppi internazionali» sono stati quindi aggiunti all'elenco di variabili che contribuiranno a determinare la tempistica con cui si inizierà ad alzare i tassi di interesse, lasciati per ora fermi allo 0-0,25%: insomma, non potendo ammettere il fallimento del Qe su tutti i fronti tranne quello di gonfiare la bolla di Wall Street, la Fed mette le mani avanti e, lungi dall'alzare davvero i tassi pena schiantare il mercato, prepara l'alibi per il rinvio della decisione e, magari, per un'inversione di marcia che la veda stampare ancora qualche miliarduccio di dollari, incolpando il quadro internazionale. 

La Federal Reserve, poi, ha eliminato definitivamente l'espressione «lasso considerevole di tempo» riferita al periodo che può trascorrere tra la fine del piano di acquisto di Treasury e bond ipotecari (decisa a ottobre) e la prima stretta monetaria (stimata dal mercato intorno a metà 2015): lo scorso dicembre quell'espressione era stata sì usata ma in un contesto differente rispetto a quello originario, cioè l'intento a detta di molti analisti era quello di fare capire al mercato che si stava preparando a una possibile stretta monetaria anche se non così presto come alcuni nel mercato avevano anticipato. E infatti aveva introdotto l'aggettivo «paziente», mantenuto anche nel comunicato di martedì e, dal momento che il governatore Janet Yellen aveva fatto capire che paziente significa che i tassi non saliranno per «almeno due meeting», questo dovrebbe significare che una stretta monetaria non sarebbe prevista almeno fino a giugno. 

Il mercato avrà tirato un sospiro di sollievo? No, Wall Street si è schiantata, dopo una partenza positiva e nonostante il dato sugli utili di Apple avesse addirittura messo il turbo al Nasdaq. Cos'hanno letto allora tra le righe i grandi investitori? Quattro particolari: primo, ciò che a dicembre erano «forti aumenti occupazionali», mercoledì sono diventati «solidi aumenti occupazionali», sintomo di una stabilizzazione nel ritmo di crescita dei posti di lavoro e quindi dell'economia Usa. Secondo, una lettura pessimistica e anticipatoria sull'ipotesi di rialzo dei tassi dell'espressione «lasso considerevole di tempo». Terzo, la crescita economica è passata da «ritmo moderato» a «ritmo solido», altro segnale di un possibile ritorno alla normalità nella politica monetaria. Quarto e ultimo, l'entrata in scena di una nuova espressione, ovvero «l'inflazione è anticipata da un ulteriore declino nel breve termine»: sintomo che le previsioni sull'andamento dei prezzi, nonostante il Qe, non sono rosee, anche alla luce del deludente dato sulle vendite al dettaglio e del dato dei breakevens a 5 anni che nell'ultima rilevazione vede il tasso all'1,33%, al di sotto del 2% previsto come obiettivo dalla Fed. Et voilà, rendimenti obbligazionari a picco, petrolio a picco e titoli azionari a picco. 


COMMENTI
31/01/2015 - non è piu un piacere.... (Eugenio Bravetti)

leggere i suoi articoli, troppo lunghi, lenzuolate infinite spesso con pezzi copiati e incollati da un articolo all'altro..... PS..la pagano in base alle parole e ha deciso di voler guadagnare molto? In ogni caso resta sempre uno dei giornalisti piu competenti e realisti in circolazione :-)