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SPY FINANZA/ Dagli Usa al Giappone i "falsi miracoli" delle banche centrali

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Non ve l'hanno raccontata proprio così sui giornali e nei telegiornali la decisione della Fed, vero? Immaginavo. Ma c'è dell'altro che i grandi media hanno preferito tacere, ovvero che la performance degli indici di Wall Street registrata invece giovedì non era dovuta ai risultati economici di aziende come McDonald's o ai dati macro usciti nel pomeriggio, visto che fino alle 19 i corsi flirtavano tra parità e rialzi frazionali, con lo Standard&Poor's di poco negativo. A dare la svolta e a far chiudere la giornata di contrattazioni con rialzi di oltre il punto percentuale è stato il senatore democratico Charles E. Schumer, il quale ha voluto rendere pubblico quanto Janet Yellen in persona aveva detto a lui e ad altri membri del Partito democratico durante un incontro a porte chiuse terminato poco prima: «Il rialzo dei tassi di interesse non sarà immediato». Insomma, ancora una volta i corsi di Wall Street sono stati salvati dall'intervento della Fed o comunque di una banca centrale, come ci mostrano i primi tre grafici: il primo ci fa vedere che ogni rimbalzo della Borsa Usa è legato a una dichiarazione o a una mossa di Istituti centrali o loro membri, il secondo ci mostra come la Borsa sia letteralmente impennata dopo la rivelazione delle parole della Yellen e il terzo come quelle parole siano state determinanti per la comunità finanziaria, tanto da schiantare letteralmente le quotazioni dell'oro, bene rifugio per antonomasia e in rally ormai da mesi per i timori di una nuova crisi globale. E sapete chi sono i principali finanziatori delle campagne elettorali del buon Schumer? Ve lo spiega il quarto grafico, senza che io debba aggiungere nemmeno una sillaba. 

Ieri poi era atteso il dato del Pil per il quarto trimestre del 2014, dopo il boom del terzo trimestre grazie ai trucchi contabili sulle spese sanitarie legate all'Obamacare che aveva portato il dato al 5%. Gli analisti di Wall Street si attendevano un 3%, mentre la realtà è stata ancora più bassa, con un Pil al 2,6%, circa la metà del dato annualizzato del trimestre precedente, quello elaborato da Fausto Tonna in trasferta a Washington. Comunque sia, il dato finale del Pil per il 2014 è al 2,4%, meglio del 2,2% del 2013 e del 2,3% del 2012, ma non certamente un qualcosa che può far gridare alla ripresa turbo che ci spacciano i grandi media. 

Entrando nel merito, il Pil è stato portato al ribasso soprattutto dalla voce delle importazioni che hanno contribuito al dato generale per un -1,39% e dagli investimenti fissi, il cui contributo è sceso allo 0,37% dall'1,18% del secondo trimestre del 2014 e che pare destinato a scendere ancora visto che soltanto ora le aziende legate al comparto energia stanno tagliando il loro capex di spesa. Insomma, di buono c'è che la spesa per consumi personali ha contribuito per il 2,87% del Pil, salendo del 4,3% trimestre su trimestre e oltre il 4% atteso dalle previsioni, il dato annualizzato migliore dal primo trimestre del 2006. La cattiva notizia, però, è che gran parte dei consumi che gli economisti ritenevano avrebbero preso luogo nel primo trimestre di quest'anno sono stati posticipati, quindi quando arriverà il dato relativo a gennaio-marzo questo dovrà essere rivisto ulteriormente al ribasso. 

Prima reazione? Il rendimento del bond trentennale Usa toccava il minimo storico del 2,249%, spinto dall'intervento - ma guarda un po' - del solito capo della Fed di St. Louis, il mitologico Jom B. Bullard, il quale a un quarto d'ora dall'apertura delle contrattazioni sganciava la seguente bomba a frammentazione: «Mi piacerebbe uscire dalla politica dei tassi a zero il prima possibile, è ragionevole attendere un aumento dei tassi di interesse a giugno o luglio». Detto fatto, a stretto giro di posta Wall Street apriva in ribasso, ma migliorava il dato anticipato dai futures per un motivo semplice quanto paradossale: ormai Bullard è giudicato credibile quanto il mago Otelma, oltretutto come membro della Fed non ha nemmeno diritto di voto nel Consiglio, quindi il mercato ha prezzato al contrario le sue parole, scommettendo su un rialzo dei tassi molto più distante, come annunciato dal senatore Schumer ventiquattro ore prima. 

Ma siccome sono un pignolo maledetto, sono andato a vedere la composizione delle voci che hanno consentito l'aumento dei consumi ed ecco cosa ho scoperto, come mostra il quinto grafico: non solo Fausto Tonna è tornato a Washington, ma ha pure poca fantasia, visto che ancora una volta a trainare il Pil Usa ci sono le spese legate alla sanità, ovvero gli americani spendono i dollari che risparmiano facendo il pieno con il petrolio ai minimi nel magico mondo dell'Obamacare. Ma c'è dell'altro, sintetizzato dal sesto grafico: se infatti i consumi tirano così tanto, come mai le scorte di magazzino sono salite nel quarto trimestre per un controvalore di 113,1 miliardi di dollari, il secondo aumento più marcato del XXI secolo, secondo solo a quello del settembre 2010, in piena crisi? Alla luce di tutto questo Janet Yellen deve riflettere molto bene su ciò che intende fare, perché la bolla azionaria che grava su Wall Street è al massimo dell'espansione e non manca molto al botto.

 

 

 

 

 

 


COMMENTI
31/01/2015 - non è piu un piacere.... (Eugenio Bravetti)

leggere i suoi articoli, troppo lunghi, lenzuolate infinite spesso con pezzi copiati e incollati da un articolo all'altro..... PS..la pagano in base alle parole e ha deciso di voler guadagnare molto? In ogni caso resta sempre uno dei giornalisti piu competenti e realisti in circolazione :-)