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FINANZA/ 1. Così la Grecia può portare l'Italia fuori dall'euro (o commissariata)

Pubblicazione:lunedì 5 gennaio 2015

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Giallo: l’indiscrezione pubblicata dal settimanale Der Spiegel che ha preteso di svelare una decisione del governo tedesco favorevole all’uscita della Grecia dall’euro, se le prossime elezioni premiassero l’estrema sinistra (Tsipras) e la sua proposta di non ripagare il debito pubblico, rappresenta una posizione reale o è solo una mossa dissuasiva oppure altro?

I commentatori propendono per una posizione reale e interpretano l’indiscrezione come una mossa pilotata dal governo tedesco stesso per sondare gli umori delle altre capitali europee in materia. Non sono certo che sia così, ma poiché non è escludibile mi sembra opportuno prendere una posizione dal punto di vista dell’interesse italiano.

L’insolvenza della Grecia combinata con un’uscita, pur assistita, dall’euro presenta per l’Italia un grave rischio di contagio. Gli attori del mercato finanziario, che comprano titoli di debito italiano nelle aste di rifinanziamento, non stanno valutando il rischio del debito in base alle nostre capacità nazionali, ma in base alla garanzia Bce, di fatto, sul debito italiano stesso. Per tale motivo il costo di rifinanziamento del debito è minimo e quello della spesa annuale per pagare gli interessi è in riduzione. Se il mercato percepisse che questa garanzia Bce è meno certa nel caso l’Eurozona ammettesse l’uscita di una nazione nei guai, allora porterebbe il calcolo di affidabilità del nostro debito alla sola valutazione delle capacità nazionali di ripagarlo.

Tale calcolo è proprio quello che fanno le agenzie di rating, e una di esse, S&P, ha recentemente declassato il debito italiano perché la bassa crescita economica prospettica e l’insufficiente impulso riformatore del governo non saranno in grado di sostenerlo. Se il mercato recepisse tale valutazione pretenderebbe un premio di rischio maggiore per comprare titoli di debito italiano. Tale costo di rifinanziamento diventerebbe insostenibile per le casse statali e l’Italia dovrebbe dichiarare insolvenza. Esattamente quello che successe nel 2011.


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