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SPY FINANZA/ Qe, il "fallimento" che riavvicina la crisi

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Per due anni, fino al 2003, sembrò che il programma stesse riuscendo a stabilizzare l’economia e bloccare il crollo dei pezzi, ma la deflazione poi tornò, di fatto inchiodando la Bank of Japan nell’angolo, incapace di approntare in fretta un piano B (lo stesso che Mario Draghi ha ammesso non esista nemmeno per l’eurozona). E oggi, con l’Abenomics che di fatto è un “all in” sul mercato non solo obbligazionario? Salari in calo, inflazione che torna a scendere, economia grippata, come vi ho dimostrato nei giorni scorsi. Persino la Bank of England, la quale ha dato vita a un diverso ma sostanziale Qe, sta facendo i conti con tassi di inflazione che calano, così come la Cina che è precipitata in deflazione.

Insomma, al netto di un diluvio di stimolo monetario, il mondo intero è a rischio deflazione. Perché? Perché il Qe non ha ottenuto i risultati che si era prefisso e per cui era stato disegnato? Quattro ragioni, principalmente: il Qe non fa altro che fornire enormi quantità di soldi a banche che sono degli zombie ma troppo grandi per fallire; i grandi istituti usano quei soldi per speculare invece che per stabilizzare i loro bilanci e fornire credito all’economia reale e ai cittadini; la speculazione e la mancanza di erogazione del credito fanno decrescere la vitalità dell’economia reale; questa dinamica porta a deflazione, non a inflazione.

E questo anche per un’altra ragione, un qualcosa che ci riporta indietro al sistema monetario della Roma imperiale e al funzionamento di quel tipo di dinamiche: ovvero, la valuta dell’economia dominante è sempre utilizzata dalle nazioni che la circondano. Conseguentemente, la storia recente dimostra che i tre cicli di Qe della Fed non hanno creato inflazione per il semplice motivo che i dollari creati sono stati assorbiti a livello globale: insomma, i biglietti verdi stampati non sono confluiti e poi rimasti nell’economia nazionale, ma sono finiti all’estero, ovunque nel mondo interconnesso finanziariamente. In parole povere, il Qe è fallito nel suo obiettivo inflazionistico perché gli Usa non possono stampare tutti i dollari che il mondo chiede.

Quindi il Qe è ontologicamente deflazionistico? Sì. Ecco il perché, sinteticamente: una banca centrale che mette in campo il Qe è certamente già al confine dell’area di tassi a zero e crescita zero; il Qe aiuterà soltanto a togliere l’economia da quel confine se pareggiato da un’aspettativa di inflazione più alta in futuro; se una banca centrale sta mettendo in campo il Qe per un periodo prolungato di tempo, questo significa che non è riuscita a pareggiare la sua azione con un’aspettativa futura di inflazione più alta; un Qe prolungato è un segnale effettivo del fatto che la Banca centrale non ha la volontà o non può di offrire un’aspettative di inflazione più alta; il Qe rinforza le aspettative sul fatto che l’economia viaggerà sotto il suo potenziale e gli shock della domanda non potranno garantire un offset completo; il Qe è associato quindi a trend generali non inflazionistici.

Non ci credete? Guardate il primo grafico a fondo pagina: ci mostra i breakevens a 5 anni a partire dal settembre 2012, quando la Fed diede vita al terzo ciclo di Qe, il primo programma di stimolo che non aveva una data di fine già prefissata. Di una cosa sono certo: non vorrei essere Mario Draghi.

 

P.S.: E attenzione agli altri focolai di crisi nel mondo, quello più lontano e apparentemente insignificante. Guardate quest’ultimo grafico, l’ex repubblica sovietica del Turkmenistan, ricchissima grazie all’energia, giovedì scorso ha visto la sua moneta svalutata rispetto al dollaro del 18%, ultimo segnale di diretto contagio del crollo del rublo: lo stesso Kirghizistan ha visto crollare la sua divisa del 17% e anche il Kazakhistan del 14%.

Cosa c’entra questo con il discorso che abbiamo affrontato nell’articolo? Tutto si tiene, perché questo è la dimostrazione di un contagio deflazionistico in atto che spingerà ancora il dollaro verso un rafforzamento, un qualcosa che un veterano come Martin Armstrong ha descritto così: «Siamo nel pieno di un grande collasso economico su scala globale. Molta gente non capisce quale sia la vera minaccia che stiamo affrontando». Sono totalmente d’accordo con lui.

 



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