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SPY FINANZA/ Il grafico che spiega perché i mercati stanno andando "in tilt"

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Nella sua intervista di venerdì scorso, Mario Draghi ha detto chiaramente che l'obiettivo principale in questo momento è stimolare l'inflazione, in accordo con il mandato statutario della Bce di guardiano della stabilità dei prezzi e per evitare che la trappola deflattiva rispedisca l'intero continente in recessione. Bene, per l'articolo di oggi utilizzerò una versione del concetto di inflazione poco ortodossa e più a largo spettro, includendo tutti i possibili utilizzi per il denaro e il credito (ammettendo che le Banche centrali non creino denaro ma cerchino solo di influenzare le azioni delle banche nella fornitura dello stesso e, ancora più importante, del suo flusso). Quindi, il prezzo delle commodities e dei titoli azionari, rientra appieno in questa definizione. 

Come vi ho più volte dimostrato e sottolineato, l'unico settore dell'economia e della finanza che non sembra minimamente segnalare il rischio di una nuova recessione è il mercato azionario, impegnato in un rally infinito e pronto a sfondare un record dopo l'altro grazie al denaro a pioggia delle Banche centrali che finanziano i buybacks da parte delle aziende quotate. Quanto durerà ancora? Difficile dirlo ma il grafico a fondo pagina sembra dirci che, se non interverrà un qualcosa di inatteso come ad esempio un Qe4 della Fed, certi pattern finora sempre rispettati indicano il forte rischio di una correzione netta dei corsi. 

Lungo i periodi A, B e C del grafico, infatti, tutte le indicazioni del mercato sono in accordo tra loro: il periodo A, per la maggior parte della sua durata, vede la curva dei rendimenti impennarsi, le aspettative di inflazione e i prezzi delle commodities salire, il tutto mentre i titoli azionari suonavano la grancassa della ripresa. Il periodo B va nella direzione opposta, visto che le difficoltà dell'euro andavano a unirsi alla frammentazione del dollaro, mentre il periodo C ribalta ancora la visione visto che l'azione coordinata delle Banche centrali sembrava aver riportato calma e ordine sui mercati. Ma proprio questa fase C ha determinato la fragilità che ha reso poi possibile la divergenza netta tra inflazione legata alle commodities e inflazione legata ai titoli azionari: l'enorme intervento di espansione monetaria delle varie Banche centrali ha infatti creato un vulnus, portando benefici limitati se non inesistenti all'economia reale e gonfiando la bolla ciclica del malinvestment, concetto di cui vi ho parlato quando abbiamo affrontato il tema della Scuola austriaca. 

Come conseguenza, con il periodo D ecco emergere questa divergenza tra settori e indicazioni finanziarie, mentre il periodo E è definito dal concetto di contrazione, visto che le Banche centrali decidono di contrarre comprando e bevendosi il concetto distorto in base al quale l'ordine artificiale che hanno imposto ai mercati attraverso il diluvio di denaro fosse in realtà crescita economica reale. Ecco quindi che le aspettative di inflazione si sono unite in tandem al prezzo delle commodities, muovendosi però in andamento laterale e non di crescita, dimostrazione ulteriore che la vulgata della ripresa globale era soltanto un'illusione creata da Banche centrali ed economisti compiacenti, prezzolati o semplicemente incapaci. 


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