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SPY FINANZA/ Il risiko di Draghi e la "bomba" per un nuovo 2011

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

In parole povere, la Bce non ha affatto deciso e mancano due settimane alla riunione del board. Il problema, però, è altro, come vi ripeto da settimane: ovvero, acquistare bond da banche e altre istituzioni finanziarie sperando che questo garantisca una crescita nella fornitura di moneta e quindi l'aumento del credito all'economia reale è una pia illusione nelle condizioni in cui siamo. Ovvero, con i tassi sui depositi in negativo decisi dalla Bce lo scorso giugno, le banche hanno poco incentivo a vendere un asset che hanno comprato e detengono per uno scopo a fronte di soldi che dovranno parcheggiare alla Bce pagando un tasso del -0,2% a fronte della cessione di un asset che è di fatto, grazie alla garanzia implicita offerta dalla Bce stessa, risk-free. 

Certo, l'Eurotower ha due alternative, ma sono rischiose: la prima è acquistare i bond con un premio che compensi il tasso negativo di deposito, ma verrebbe visto come l'ennesimo regalo alle banche, mentre la seconda sarebbe acquistare le obbligazioni direttamente dagli asset managers, bypassando gli istituti di credito, scelta che però rappresenterebbe un pericoloso precedente. Insomma, a Francoforte sono in alto mare, tanto più che la seconda opzione, quella dell'acquisto unicamente di bond con rating AAA limiterebbe di molto la platea degli asset acquistabili e depotenzierebbe l'azione della Bce sul nascere, già messa in discussione dalla scelta di acquistare covered bonds e Abs rivelatasi un fiasco, oltre che trovare la Germania contraria visto che vedrebbe monetizzate praticamente il 90% delle sue emissioni per il 2015. 

Attenti però a perdere troppo tempo, perché come vi dico da almeno dieci giorni la Grecia non ha forse più il potenziale di squassare l'eurozona ma è il detonatore perfetto, tanto che ieri la curva tra bond ellenico a 3 e 10 anni era invertita di 400 punti base (con la carta a dieci anni che ieri è tornata sopra il 10% di rendimento per la prima volta dopo quindici mesi), sintomo di terrore tra chi investe. Questo anche perché stando a una ricerca della Oxford Economics, nonostante i cali nei sondaggi di questi giorni, Syriza sarebbe in grado di avere un mandato chiaro a governare con il 36% confermato dagli ultimi venti opinion polls e proprio nel corso dell'ultimo weekend il suo leader, Alex Tsipras, ha detto chiaro e tondo che «la Bce non potrà escludere la Grecia se deciderà di muoversi verso un piano di Quantitative easing per stimolare la traballante economia dell'eurozona. Quel piano dovrà includere anche l'acquisto diretto di bond governativi greci. L'austerity è irrazionale e distruttiva, per ripagare il debito una ristrutturazione molto ampia è necessaria». Musica per le orecchie tedesche, immagino e anche per i detentori di bond ellenici, visto il crollo del prezzo come ci dimostra il grafico a fondo pagina. 

Peccato che proprio dalla Germania, esattamente dal Kiel Insitute for the World Economy, arrivino cifre che dovrebbero far riflettere il dinamico duo Merkel-Schaeuble. Stando a calcoli dell'economista ed esperto finanziario, Jens Boysen-Hogrefe, infatti, se si arrivasse a una ristrutturazione del debito greco come chiesto da Alexis Tsipras, con relativo haircut sulle detenzioni, la Germania pagherebbe un prezzo molto alto, circa 40 miliardi di euro per permettere un taglio dei rendimenti che riduca la ratio debito/Pil greca dall'attuale 175% al 90%. Ma se la Grecia smettesse del tutto di servire il proprio debito, ovvero non si limitasse all'haircut ma uscisse dall'euro, divenendo di fatto insolvente, il conto sarebbe ancora più salato per le casse della Repubblica Federale, qualcosa come 76 miliardi di euro. 

 


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