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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il risiko di Draghi e la "bomba" per un nuovo 2011

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Inoltre, il rublo sta seguendo la stessa dinamica del Brent, il quale è sceso ai minimi da cinque anni: se il petrolio scenderà a 45 dollari al barile o meno e si attesterà su quel livello, la Russia andrà incontro a problemi molto seri, dato che la Banca centrale proverà a placare la volatilità ma alla fine dovrà lasciare svalutare il rublo e questo potrebbe portare l'inflazione al 20%. Senza scordare che la Banca centrale ha dato vita a uno "scenario di emergenza" in base al quale se il prezzo del petrolio resterà a 60 dollari, il Pil potrebbe contrarsi del 4,7% quest'anno, con l'aggravante del continuo innalzamento dei tassi di interesse, l'ultimo risalente a dicembre quando salirono al 17%: ogni punto percentuale di aumento, erode l'0,8% di Pil l'anno successivo. Inoltre, nel 2008 la Russia spese 170 miliardi di dollari per salvare il sistema bancario ma stando a calcoli di Bnp Paribas, oggi nemmeno tutte le riserve basterebbero a coprire il debito esterno, visto che il loro livello di esposizione alla leva è il doppio di sette anni fa (compagni sì, ma far soldi con l'azzardo morale piace a tutti). 

C'è poi il debito estero totale di aziende ed entità statali russe che ammonta a 654 miliardi di dollari, 10 dei quali vanno ripagati ogni mese, poiché essendo tagliate fuori dai mercati di capitale non possono fare roll-over sui prestiti. Inoltre, il calo del prezzo del petrolio potrebbe lasciare Mosca con un deficit pari al 3,5% del Pil, visto che ogni 10 dollari di calo taglia gli introiti dell'export per un valore pari al 2% del Pil: unite a questo le cronache fuga di capitali, gli inflows inesistenti a causa delle sanzioni e avrete un gap di finanziamento che presto potrebbe raggiungere il 10% del Pil, insomma la tempesta perfetta per il rublo. 

In compenso, la speculazione è pronta, visto che dopo la crisi del 2008-2009 i titoli azionari russi, acquistabili a prezzo di saldo in un outlet, hanno garantito guadagni del 1000%: «Bisogna solo aspettare che il prezzo del petrolio tocchi il fondo», si fa sfuggire un trader contattato a Londra da IlSussidiario.net sotto il vincolo dell'anomimato. 

Attenzione quindi, mancano due settimane al 22 gennaio e alla riunione del board della Bce: temo che ne vedremo delle belle, per modo di dire, sui mercati.

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