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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il risiko di Draghi e la "bomba" per un nuovo 2011

Il dato sull'inflazione europea diffuso ieri sembra giocare a favore di Draghi. Grecia e Russia rischiano però di creare problemi molto seri, come spiega MAURO BOTTARELLI

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Ora è ufficiale, l'eurozona è entrata in deflazione a dicembre, per la prima volta dal 2009, come ci dimostra il grafico a fondo pagina. Stando alla stima preliminare dell'Eurostat, i prezzi al consumo hanno registrato un calo dello 0,2% su base annua, a fronte del +0,3% di novembre, mentre i prezzi dell'energia, sempre lo scorso mese, sono scesi del 6,3% a livello annuale: l'inflazione core si è invece attestata al +0,8% tendenziale. Un nuovo segnale di rischio di deflazione, dunque, che potrebbe spingere la Banca centrale europea ad adottare nuove misure per favorire una ripresa dei prezzi già nel corso del prossimo meeting del 22 gennaio, avendo l'istituto come obiettivo di stabilità un livello di inflazione inferiore ma vicina al 2%. 

«Il calo dei prezzi al consumo dell'Eurozona in territorio negativo potrebbe annunciare l'inizio di una lunga e dannosa lotta alla deflazione», ha affermato l'esperto di Capital Economics, Jonathan Loynes, a detta del quale in assenza di un rimbalzo delle quotazioni del petrolio, gli effetti sul comparto energetico potrebbero spingere l'indice ulteriormente al ribasso verso -1% nei primi mesi dell'anno. Pertanto, le aspettative di un Quantitative easing anche nell'area euro si fanno sempre più concrete, tanto che, in ossequio al mantra del "bad news is a good news", dopo il dato il Ftse Mib è tornato in territorio positivo e anche Parigi, nonostante la carneficina alla redazione di "Charlie Hebdo" ha viaggiato abbondantemente sopra il punto percentuale, mentre il rendimento del Bund decennale è rimasto poco mosso allo 0,445%, a brevissima distanza dal nuovo minimo storico segnato proprio ieri mattina a quota 0,442%, a poche ore dalla prima asta dell'anno, con gli Schatz a scadenza dicembre 2016 che scambiavano intorno a -0,10%. 

Già, perché nella situazione attuale di completa distorsione dei mercati, i paesi più ricchi del mondo stanno di fatto finanziandosi gratis, se non addirittura guadagnando per emettere debito e custodire i soldi di chi lo compra accettando tassi negativi. Presi nel loro insieme, infatti, i rendimenti del decennale di Usa, Giappone e Germania sono scesi sotto l'1% per la prima volta da sempre, segnale chiaro che gli investitori hanno paura del futuro e danno vita alla classica fuga verso i beni rifugio, tanto che JP Morgan calcola un tasso di inflazione a livello globale sotto l'1% se il petrolio resterà sotto i 60 dollari al barile. 

Non è cosa da prendere sotto gamba, perché sia durante la Grande Depressione che nel picco della crisi del 2008, il tasso per il cosiddetto "Gruppo dei tre" era sopra il 2%. Ieri l'indice Global Broad Market Sovereign Plus di Merrill Lynch aveva un rendimento dell'1,28%, il livello più basso da quando si è comincio a tracciare il dato nel 1996. 

Insomma, la situazione sembra paradossalmente giocare a favore delle aspettative di Mario Draghi e pare garantirgli un assist per spezzare la resistenza della Bundesbank verso uno stimolo monetario, ma non è affatto detto che sia così, in realtà. Alla Bce si starebbe infatti lavorando a un piano con tre interventi alternativi proprio per blandire un po' i falchi tedeschi e non dover arrivare allo showdown, al muro contro muro: la prima opzione sarebbe quella di pompare liquidità nel sistema finanziario attraverso acquisti diretto dell'Eurotower da ogni Stato membro in base al criterio pro-quota di partecipazione azionaria; la seconda, vedrebbe la Banca centrale comprare solo bond governativi con rating AAA, portando i rendimenti a zero o in negativo nella speranza che così gli investitori vadano quindi a comprare debito periferico o corporate in cerca di rendimento; la terza sarebbe simile alla prima ma sarebbero le varie Banche centrali dell'eurozona a comprare, di fatto evitando la mutualizzazione del rischio che tanto spaventa la Germania.