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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Il "buco" che mette in crisi Draghi e la Bce

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

La decisione della Bce di imporre un tasso di interesse negativo ai depositi presso la banca centrale, studiato per spingere le banche a investire nell’economia reale, ha prodotto un effetto paradossale. Gestori e banchieri vanno a caccia di altri “materassi”, un po’ meno cari, ove proteggere i capitali dalla tempesta. E coì non stupisce che la grande finanza abbia fatto la coda per sottoscrivere le obbligazioni tedesche a due anni che prevedono un rendimento negativo dello 0,11%. O che sia andata a ruba l’emissione del bond a 10 anni dell’Irlanda, collocato a un interesse dello 0,875%. Un balzo sbalorditivo se si pensa che, un paio di anni fa, la carta di Dublino sfiorava il 10%.

Il miracolo ha una spiegazione semplice: l’attesa del Quantitative easing, ovvero di un paracadute che dovrebbe garantire (il condizionale è d’obbligo finché non si conosceranno le caratteristiche dell’operazione che dovrebbe prendere il via il prossimo 22 gennaio) il riacquisto delle emissioni dell’Eurozona. Ma attenzione: il “miracolo” rischia di limitare i suoi benefici al mondo finanziario, in particolare nei confronti della fascia di popolazione che possiede azioni o altri assets. L’effetto nei confronti dell’economia reale potrebbe essere assai più modesto.

Il sistema ha funzionato bene in America, anche grazie alle caratteristiche del mercato finanziario assai meno bancocentrico di quello europeo. In Usa, insomma, il Qe ha rimesso in moto il mercato immobiliare e i crediti del settore auto. In Europa, al contrario, l’80% del finanziamento delle piccole e medie imprese, da cui dipende l’aumento dell’occupazione, rischia di fermarsi in banca, settore ancora convalescente o peggio, come ha dimostrato l’esame della Bce.

L’ammontare del credito erogato all’economia è oggi inferiore di 600 miliardi rispetto all’inizio della crisi. Difficile che il Qe da solo possa colmare il “buco”. Un intervento inutile? No, ma se non sarà accompagnato da un forte intervento di politica fiscale e dalle riforme necessarie, sia in Italia e Francia che in Germania, l’effetto sarà molto modesto.

Tifiamo per il Qe di Draghi, insomma. Ma con realismo: per uscire dalla crisi non basta un’aspirina, ma una visione politica forte, sempre più necessaria e urgente, come ci ricorda l’eco dei proiettili assassini contro Charlie Hebdo. 

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