BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

RISPARMIO & MERCATI/ Le Borse su con Draghi, il gestore: target 1,1 per l'euro

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Sotto il profilo puramente monetario, ci attendiamo che la Bce decida e inizi il suo Quantitative eeasing (Qe) entro gennaio, probabilmente in modo più graduale del modo seguito a suo tempo negli Usa, sicuramente rispetto al Giappone. Il vero effetto di tale manovra sarà però ottenuto solo quando sarà diffusa la convinzione che l’azione sarà voluta all’unanimità e senza dubbi da tutte le componenti decisorie. Non è ancora questa la nostra situazione, inizieremo l’anno quindi ancora con prevalenti timori deflazionistici e risultati di breve termine delle azioni di Francoforte (per breve termine intendo risultati non stabili, che non avviano un nuovo trend credibile, rimangono risultati utili più per un trader che per un investitore).

Volendo cercare di comprendere il motivo del disaccordo europeo, forse lo possiamo rintracciare nella sfiducia di una parte dei paesi europei nei confronti della capacità e volontà dei cosiddetti periferici nell’attuare le riforme strutturali individuate. In un ambiente deflattivo come quello attuale, però, è molto probabile che nessuno voglia avviare manovre ulteriormente frenanti (le riforme strutturali appunto). La funzione di un Quantitative easing credibile e ampiamente condiviso diverrebbe soprattutto quella di sostenere la continuazione delle riforme strutturali individuate e anche già iniziate, bilanciandone gli effetti economicamente restrittivi. Il passo compiuto verso una più completa Unione bancaria europea va letto positivamente, visto che affronta una delle carenze ancora presenti nel progetto dell’euro.

In sintesi, l’incertezza che prevedibilmente continuerà a toccare l’Europa deriva in parte dall’ancora incompleta governance politica ed economica dell’area (il passo verso l’Unione bancaria è indispensabile, ma è così chiaro da essere ben compreso dagli elettori?), in parte dai dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico di alcuni stati membri della comunità.

 

Fuori dall'Europa: Usa in piena occupazione entro l'anno

Uscendo dall’Europa, troviamo il Giappone in una situazione simile, ma affrontata in modo più chiaro (almeno i problemi di governance di cui sopra, qui non esistono). Qui ci aspettiamo una continuazione della politica monetaria fortemente espansiva (ulteriori mosse nel primo trimestre dell’anno) e l’allontanamento del momento in cui la politica fiscale dovrebbe iniziare a correggere lo squilibro nei conti pubblici (il suggerimento di innalzare l’aliquota Iva non è stato proposto da questo governo, per ora la prima mossa è stata fatta, la seconda già rinviata, l’impressione è che molti non la vogliano nemmeno vedere). Il nostro target sul cambio dollaro/yen è di 125 (con estremo possibile entro un ulteriore 10% di debolezza). Per quanto riguarda il Giappone, l’incertezza principale che possiamo anticipare riguarda l’emergere di futuri dubbi sull’efficacia della politica economica oggi dichiarata e perseguita.

La Cina non sta facendo mistero che il suo obiettivo di crescita economica sia in calo e che continuerà a esserlo. Gli investimenti infrastrutturali sono molto avanzati, l’economia si sta convertendo ai consumi finali, questa trasformazione ancora agli inizi richiederà tempo per essere completata. La fase di transizione che la Cina sta attraversando, da economia guidata in forte misura dagli investimenti interni e dalle esportazioni a un’economia nella quale il peso dei consumi interni sarà in crescita, potrebbe non essere così lineare come la sua descrizione, gli eventuali fisiologici alti e bassi possono essere fonti di turbolenze di breve termine sui mercati finanziari.

Gli Stati Uniti stanno ormai vivendo una situazione economica rispetto alla quale il policy maker si deve domandare principalmente: “Cosa devo fare (o non fare) perché la situazione attuale continui?”. La piena occupazione potrebbe essere raggiunta già nella prima metà del 2015, logicamente tutta la curva dei tassi dovrebbe spostarsi al rialzo, il mercato azionario continuare nella sua positiva performance, riportandoci però quella volatilità che stavamo dimenticando.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >