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RISPARMIO & MERCATI/ Le Borse su con Draghi, il gestore: target 1,1 per l'euro

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Euro/dollaro: primo check a 1,10

L’obiettivo che abbiamo sul cambio con l’euro vede un primo livello attorno a 1,10, superabile con maggiore o minore facilità a seconda dei comportamenti di casa nostra (intendo Europa, dove comunque l’Italia ha un peso non da poco).

La divergenza di politica economica che verrà seguita nelle diverse parti del mondo, assieme all’uscita dalla politica monetaria eccezionale seguita dagli Usa per ormai molti anni, sono eventi che assieme non hanno precedenti storici, gli effetti del cambiamento con molto anticipo e ampiamente annunciato non vanno sottovalutati. D’altra parte non dovrebbe nemmeno essere sopravvalutata la variazione di politica realizzabile entro il 2015, l’impatto delle politiche seguite nel resto del mondo potrebbe produrre un effetto calmieratore anche sugli Usa (detta in termini spicci: le politiche monetarie espansive attese in Europa e Giappone, con i loro effetti sui relativi cambi contro dollaro, produrranno un forte flusso di investimenti almeno di tesoreria verso gli Usa, potenzialmente bilanciando il movimento al rialzo della curva dei tassi americana).

 

Il petrolio e la vecchia lezione della Thatcher

L’esperienza saudita conseguente alla gestione delle risorse petrolifere del Mare del Nord operata dal governo Thatcher sembra avere un peso nel comportamento della politica di gestione delle risorse petrolifere del Paese: la perdita di quote di mercato allora subita è stata recuperata in circa 20 anni. Oggi il rischio si sta ripresentando e l’Arabia Saudita sa cosa fare per evitarne la ripetizione. Guardando ai soli fondamentali si può pensare che, dato il ciclo economico globale, il livello di equilibrio del prezzo del petrolio potrebbe essere attorno ai 70 dollari al barile, la volontà di evitare il ripetersi di rischi di spostamento delle quote di mercato vista in passato può fare pensare anche a livelli che momentaneamente tocchino i 40 dollari a barile.

In ogni caso l’effetto di quanto sopra, oltre che essere deflattivo, è chiaramente espansivo per le principali economie mondiali. Finché la situazione del petrolio manterrà queste caratteristiche, preferiamo astenerci dagli investimenti collegati al mondo dell’energia (quindi non guardiamo con favore a investimenti in Russia, Norvegia, Messico, Brasile, rimaniamo molto cauti anche sul settore petrolifero e limitrofi).

 

Quelle commodities rischiose per gli investitori

Il prezzo del petrolio e del gas naturale hanno fatto immediatamente notizia, anche le altre commodities però hanno subito discese dei prezzi molto sensibili: sono scese molto? Quanto scenderanno ancora? Perché?

Il rallentamento economico è stato il primo imputato della discesa nel prezzo delle commodities industriali ed energetiche, immediatamente dopo però notiamo che la loro quotazione è espressa in dollari, la salita del valore del dollaro spiega una parte ulteriore del movimento registrato. Sappiamo anche che le posizioni in commodities sono infruttifere, lo scendere del livello dei tassi di interesse deprime il costo opportunità di detenere attivi infruttiferi, il contrario succede quando i tassi salgono (o si capisce che stanno per salire, come oggi sul dollaro). Abbiamo quindi elencato i principali motivi per cui i prezzi delle commodities si muovono, allo stesso tempo siamo in grado di capire quanto ancora si muoveranno. Limiteremo l’esposizione alle commodities in generale nei portafogli affidatici in gestione alle pure posizioni indirettamente create dalla presenza di titoli che inevitabilmente vi si riferiscono (preferendo ovviamente il lato “corto”, ad esempio i settori automobilistico o dei trasporti aerei nei confronti del petrolio).


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