BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

RISPARMIO & MERCATI/ Le Borse su con Draghi, il gestore: target 1,1 per l'euro

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Il rebus: le “nuove banche” fra maxi-liquidità e mini-rischi

Le prospettive economiche globali sono moderatamente positive, i tassi di interesse non dovrebbero muoversi al rialzo in modo brusco grazie al fatto che il tasso di inflazione appare abbastanza stabile e spesso troppo basso, le origini della maggiore volatilità che ci attendiamo durante il 2015 non vanno quindi solo cercate nella variazione di politica monetaria che avverrà negli Usa.

La crisi iniziata nel 2008 ha prodotto essenzialmente due effetti con i quali dovremo convivere sui mercati finanziari: una forte reazione di politica monetaria (inizialmente negli Usa, poi diffusasi nel mondo) e una grande spinta a regolare più restrittivamente l’operato delle banche.

Le banche oggi non lavorano più come hanno lavorato fino a prima del 2008, la loro attività di trading proprietario si è enormemente ridotta, la banca di oggi non è più disposta a prestare il proprio bilancio a sostegno di posizioni di mercato speculative, è quindi uscito dal mercato uno di quegli operatori che consentiva il mantenimento di un buon livello di liquidità, agevolando l’acquisto e la vendita delle posizioni di tutti gli operatori.

L’aumento della liquidità immessa dalle banche centrali ha creato un aumento nel volume delle operazioni sui mercati finanziari, volume che oggi però deve riuscire a trovare il suo equilibrio appoggiandosi a una “infrastruttura” ridotta di dimensione. Il prossimo cambiamento di politica monetaria Usa interromperà il lungo “esperimento” realizzato in questi ultimi anni, generando inevitabilmente variazioni nelle posizioni dei portafogli istituzionali, che si riverseranno appunto su questa ridotta infrastruttura.

Un ulteriore cambiamento introdotto in questi ultimi anni sul modo di funzionare dei mercati finanziari è dato dal modo di essere presenti delle banche centrali, ci attendiamo un parziale rientro soprattutto nella misura di questa presenza, non ci attendiamo invece l’abbandono delle modalità recentemente sperimentate. L’affermazione dell'ex governatore della Fed, Alan Greenspan, che non vedeva tra i compiti di un banchiere centrale anche quello di gestire il formarsi di eventuali “bolle speculative” potrebbe non essere più così ampiamente condivisa, in modo implicito, tra gli obiettivi delle banche centrali, potrebbe essere già entrato anche quello di gestire la stabilità del sistema (non più solo il tasso di inflazione, o il tasso di inflazione e il tasso di occupazione, come fino ad oggi esplicitamente noto).



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.