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Economia e Finanza

RISPARMIO & MERCATI/ Le Borse su con Draghi, il gestore: target 1,1 per l'euro

Un nuovo anno è iniziato con una certa incertezza sui mercati. LUCA PASSONI ci offre una panoramica sui principali temi che saranno rilevanti durante il 2015 finanziario

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Nuova giornata sugli scudi per i mercati finanziari, caratterizzata dalla discesa decisa dell'euro sotto quota 1,20 e da un netto rimbalzo dei listini azionari (con Piazza Affari +3,7% in chiusura, leader quotidiana fra le euro-piazze, mentre Wall Street è stata in buon territorio positivo fino alla chiusura). 

Le attese crescenti di un Quantitative easing dell'euro sono state rafforzate fin dalla mattinata di ieri dalla risposta data dal presidente della Bce, Mario Draghi all’interrogazione di un europarlamentare. Draghi ha confermato che l'Eurotower tornerà «all’inizio dell’anno» a valutare lo stimolo monetario fornito nella seconda parte del 2014, e se dovesse servire potrebbe lanciare misure «che includono l’acquisto di vari asset, inclusi i bond sovrani». Se il consiglio Bce è convocato per il 22 gennaio, già l’altro ieri la Fed ha pubblicato le minute del suo board (Fomc) riunitosi lo scorso 16-17 dicembre.

Si evince chiaramente che la banca centrale del dollaro, guidata da Janet Yellen, non ha fretta nel rialzare i tassi, dando virtualmente appuntamento per aprile a mercati che restano quindi convinti di poter contare su mesi di liquidità abbondante sulle due sponde dell'Atlantico. Naturale che anche lo spread italiano si sia calmato, ripiegando con decisione fino sotto quota 133. Resta debole e contrastato il petrolio: con il Brent a cavallo di quota 50 euro: ulteriore boost per le stime positive per chi vede nella "deflazione" della materie prime non un sintomo patologico ma una premessa terapeutica per la recessione che colpisce l'Europa (una stima informale Fmi calcola già in un +0,3% l'effetto-greggio per il Oil mondiale). (Redazione)

I temi che ci appaiono rilevanti per il 2015 - nell'opinione degli osservatori di cose finanziarie in Europa e a Wall Street - sono: evoluzione politica dell'Europa, gestione dell'uscita dalla deflazione in Giappone, trasformazione dell'economia cinese, crescita economica in Usa. A latere assume un buon rilievo l'andamento del prezzo delle materie prime (non solo energetiche).

Europa “make or break”

Dal 2014 sappiamo che, soprattutto grazie all’intervento della Banca centrale europea (ormai nella memoria di tutti il “whatever it takes” di Draghi), i peggiori momenti della crisi (sui mercati finanziari) si sono allontanati, sono esplicitamente gestiti, quindi la preoccupazione che leggevamo è abbastanza sfumata (ne racconta qualcosa il tasso sui Btp decennali italiani, inferiore al 2% nonostante un rating sul credito ormai marginalmente entro il limite dell’investment grade). Perché allora “make or break”, “o la va o la spacca” nel 2015?

I mercati finanziari sono un riflesso, a volte molto, troppo, sfumato dell’economia reale. Oggi il relativo ottimismo mostrato dalle quotazioni del debito pubblico della periferia Europea sembra preferire logiche puramente finanziarie (attenzione totalmente sulla banca centrale), a prescindere dall’economia reale. Il 2015 secondo noi sarà l’anno in cui le valutazioni di economia reale riemergeranno, se non altro per il loro significato a livello di equilibri politici continentali, in un momento un cui le verifiche elettorali non saranno assenti (Grecia in gennaio, Spagna nell’ultimo trimestre, Italia subito per il Quirinale, non improbabile a livello di voto politico), e non potranno non essere influenzate dalla situazione dell’economia reale (il sentimento antieuropeo ormai ben diffuso, anche in Germania, a cosa altro dovrebbe essere collegato?).

Che percorso di eventi possiamo immaginare post-elezioni greche? Le dimissioni di Giorgio Napolitano e la possibile scelta di Matteo Renzi di affrontare l’elettorato sono da affrontare in totale tranquillità? Guardando agli ultimi esiti elettorali nazionali, non ne abbiamo l’impressione, la mutevolezza delle preferenze elettorali potrebbe non essere ancora spenta. Sempre pensando all’anno, una difficoltà politica italiana ha la capacità di produrre effetti indotti in altre parti d’Europa: in Francia, ad esempio.

A questo punto il pronostico preoccupato di Helmut Kohl (il cancelliere della caduta del Muro) sui risultati che potrà ottenere la sua ex delfina Angela Merkel si avvicinerebbe alla realizzazione. Governare quasi solo sulla base del consenso in un momento storico in cui la realtà richiede anche scelte originali aiuta il risveglio dei nazionalismi (ormai in Europa non c’é più dubbio su questo): la prossima crisi europea potrebbe avere origine esclusivamente politica.